domenica 17 settembre 2017

Quando la parte dura è arrivarci: Simonetta alla Rocca di Perti

Ci sono cose nella vita a cui non potrei rinunciare, ma non sto ad elencarle se no finisce il post. Ci sono cose nella vita di cui invece farei certamente a meno, ma anche queste non le elenco..tranne una: un avvicinamento di merda. E oggi incappiamo proprio in un avvicinamento di merda. 

Dopo la giornata di ieri, sveglia nella tenda che fuori ci sono le prime luci, su le canne e via sparati verso la ricerca di un bar per la colazione. La rispettosa della legge Francesca (a cui non resta il cambio in mano) non entra nei sensi unici, quindi saltiamo un bar ma ci ritroviamo in un altro niente male. Ora che la pancia è piena (eccome!), la giornata può iniziare. 

Rocca di Perti, settore settentrionale. Seguiamo una relazione, poi un cartello in discordanza con essa, e da qui nasce il caos. La parete è lassù, non molto distante, se anche questo è il parcheggio sbagliato, troveremo il modo di arrivarci, ci sarà una traccia: troppo comodo questo spiazzo per non esser utilizzato. Ma i mille dubbi sulla correttezza di ciò, ci porteranno..nella giungla ligure. 

Dopo un po' di strada sterrata, un cartello ci informa che il mercoledì e la domenica è una zona di caccia al cinghiale: partiamo malissimo. Dopo poco un'invitante traccia sulla sinistra sale nel bosco. Fiducioso la prendo: è ben marcata, non certo un'autostrada ma ho visto ben di peggio. Poi la roccia è poco lontana. 

Dopo poco inizia la ravanata dell'anno. Anzi, spero della vita, perchè una roba simile spero mai più. Traccia evidente per terra, ogni tanto mi pare pure qualche impronta, ma col senno di poi (facile parlare col senno di poi) quella che forse era una vecchia traccia degli arrampicatori, è ora solo degli animali selvatici. Animali pure bassi: perdo il conto di quanti rami e tronchi secchi devo spezzare per poter passare, per poter seguire la traccia. Spine, rovi, maledico i pantaloni e maniche corte: graffi, spine, ferite, anche perchè a un certo punto mi rompo le palle e avanzo come un caterpillar per farla finita prima. Ma non si può, c'è da soffrire. Ma dagli altri non posso certo farmi vedere nervoso e sofferente "tranquilli una traccia c'è e presto saremo su un sentiero migliore" "Ma il sentiero lo stai facendo tu?!". Finirà bene questa agonia. Il sudore brucia già sui graffi che sanguinano. Alleluja, un sentiero. Fuck. 

Ci ritroviamo alla base di una salita di roccia. Sguardi poco sereni e poco divertiti. Cerchiamo di capire dove siamo, deduciamo essere all'attacco dello Spigolo Nord: veloce consultazione e andiamo a cercare Simonetta, alla base della quale interrogherò tutti gli arrampicatori che passano sul "ma voi da dove siete saliti?! Che noi abbiamo.." per sentirmi rispondere "tranquillo, non siete i primi e nemmeno gli ultimi!" 

Decidiamo le cordate. Marco dice a Francesca: "Dai facciamo me e te, che poi chissà per quanto tempo non arrampicheremo più insieme" e vedo fiotti di lacrime scendere sulle guance di entrambi. Le vedo anche su quelle di Stefania, ma sono di disperazione perchè le tocca legarsi con me. 

Parte Marco, i primi metri sono ovvi, poi dalla cengia a me ispirerebbe salire quel diedro spostato sulla destra, ma chissà se sia quello giusto. Infatti probabilmente non lo è, anche se in questa prima parte ognuno sale dove vuole. Marco se ne esce nettamente verso destra. Io parto per ultimo, mentre altre due cordate scalpitano dietro di noi.

Quando tocca a me, sono mosso da due smanie. La prima è quella di fare presto perchè comunque in montagna c'è sempre da fare presto e non perdere tempo: più stai in parete e più sei esposto ai pericoli oggettivi di essa. La seconda è che non voglio sovrappormi alle due cordate dietro: finchè siamo noi quattro a intrecciarci come a Twister, va bene, ma farlo con sconosciuti anche no. 

E così, parte il gran concatenamento (L2 e L3 dei sassbaloss). Secondo me non siamo proprio dove dice la guida (ma torna coi sassbaloss), perchè la placca che trovo dopo aver camminato non è certo di 3. E già sento la corda tirare.. Supera questa, punta allo strapiombone per raggiungere il quale servono ancora dei passi delicati, traverso e risalita diun diedro appoggiato dove la corda è da issare a mano. Sul terrazzo al sole, finalmente sosta. Che caldo qua! 

Mi raggiunge Francesca anche lei tirando le corde, "non mi piace però salire così incrociati" "eh lo so, ma meglio con te che con quelli sotto. E sempre meglio non aver nessuno sopra la nostra testa". Si recuperano i nostri amici che arrivano senza colpo ferire. Stefania parte subito: tiro di trasferimento, e quando è circa a metà Marco esclama "Ma c'è un animale grande che sale", e io in modo naturale "Ma è la Ste". Si scoppia a ridere, e dopo poco spunta una capra poco dietro di lei. Mah. 

La corda tira, la mi amica sosta alla base dello spigolo. La raggiungo per ripartire e..merda che unto! Questi sì che sono passi impegnativi! E a pochi metri da terra.. Con svariati tentativi, mi fido dei piedi, sospirone, e sù. Meno male mamma m'ha fatto lungo e dopo riesco a prendere una bella manetta per fare un'aderenza più..serena. Salita, camminatone nel bosco, passo la scritta della variante e sosto su degli alberi davanti alla scritta col nome della via. 

Stefania mi raggiunge, ma evidentemente l'avvicinamento le ha rovinato la giornata. Oppure lo stare in cordata con me è diventato piuttosto stressante: dovrei rimettermi a cantare forse.. Prova a partire, ma spaesata dal proseguo torna giù e mi cede il proseguo. E chi sono io per rifiutare certi doni? Arrivati gli altri due, una letta alla relazione e via. 

In effetti la parte sopra non è intuitiva: di certo a sinistra sono gradi abominevoli, sopra non si capisce. Infatti c'è da salire un po' e poi deviare verso destra a prendere una lama goduriosa. Forse il tiro più della via, anche perchè non presenta vegetazione. Una cengetta conduce in sosta ma..ho ancora così tanta corda a disposizione. 

Proseguo. Oh però che partenza boulder! Poi finalmente qualche mano aiuta. Finalmente sono anche in piena parete, circondato da cielo e da aria sopra, sotto a dx, a sx per decine di metri. Esposto insomma. Si stadaddio insomma. Una bella fessura in un appena accennato diedro appoggiato porta velocemente verso la sosta finale. 

Aspetto i miei amici, comodo, assolato. Si sta bene qua: non più il senso chiuso del bosco, o la limitata visibilità per ciò che ti circonda. La vista può spaziare, puoi sentirti parte di qualcosa in senso di "partecipante" e non solo di "spettatore". Sarà per questo che vado in montagna anche, per ritrovare il contatto con una madre natura che vorrei seguire, non soggiogare con quella che chiamiamo "civiltà". Elucubrazioni di una mente malata. 

Tutti in cima. Parte il momento di cambiarsi scarpe, mettersi comodi, sistemare il materiale, mangiare e bere. Vacca boia che caldo. Ci raggiungono anche le altre due cordate, per fortuna non la capra, che ci ha lasciato un bel tappeto di pallettoni marroni su cui camminare e sedersi: ovunque! 

Vedo il parcheggio giù, il nostro, e vedo anche il loro, quello giusto. Così vicini eppure così distanti secondo la nostra ravanata: ossessionato da due aspetti, "come cavolo è possibile che non siamo passati per quel parcheggio" e "come cavolo arriviamo al nostro parcheggio senza rifare i cinghiali?!". La risposta sarà più facile del previsto.

Dai sù scendiamo, traversone verso sud, si scorre sotto altre pareti, che voglia di arrampicare. Questo è davvero un bel posto: una roccia strana ma che tiene, lavorata tantissimo dagli agenti atmosferici fino a crearne delle grotte e sistemi strani di colori che si intervallano. Peccato la distanza da casa. Raggiunta la cava, qualche indecisione poi giù a destra. Ed ecco la sbarra e l'indicazione "Falesia dei Tre Porcellini". 

Tempo di decidere il da farsi. "ma io vorrei andare al mare" "ma io vorrei essere a Modena in tempo per prendere il treno, ma non saltiamo il mare e aperitivo". Ho capito, andiamo a cercare la macchina, che già potrebbe non esser facile. 

Invece è facilissimo. Stamattina siamo "solo" saliti troppo presto dentro il bosco, bastava andare avanti ancora un po' e saremmo dove siamo ora. Ma che cazzarola! pace, lo sappiamo per una prossima volta, magari presto anche.. Ma ora, bagnetto al mare dove le ferite della giungla ligure bruceranno col sale, e poi un deludente Mojto.. Va beh, non tutto può andare liscio, ma nemmeno tanto storto quanto l'avvicinamento!

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Qui relazione.
Qui la guida.

sabato 16 settembre 2017

"Cose" liguri e molestie su roccia: Via Lunga al Palp..Pianarella

A distanza di due settimane, (qui e qui) rieccoci a Finale Ligure: il meteo non concede altro scampo, ma mica è un dispiacere. Stavolta con me e Stefania, abbiamo i neodiplomati Francesca e Marco: più che ad arrampicare, saranno pronti alla vita da scappati di casa?! Sembrano cavarsela bene.. 

Ma tutto non può che andare con grasse risate: ragazzi giovani, alla mano, anime che si compensano. Io che rompo le palle per orari e smania di fare. Stefania che mi frena, blocca, smorza, spingendo tutti alla parte più godereccia coi piedi sotto un tavolo. Francesca pignola, precisa, curiosa, domandosa, a metà via tra il facciamo altro o basta così. Marco che sopporta Francesca e un po' tutti in generale, assorbe, incassa, aiuta, e motiva. Siam perfetti. 

Destinazione Bric di Pianarella, che poi mi piacerebbe pure andare a fare una foto su quegli obelischi laggiù. Stefania ha scovato la via: Via Lunga, senza varianti per Dio, stiamo sul 4c. Ma lei ha guardato la guida Finale 8.0, mentre una relazione parla di 6a anche sul penultimo tiro: ahia, qui sta per succedere qualcosa.. 

Con l'aroma di frizione che ci inebria, ci si cambia nel più tipico dei parcheggi liguri: il bordo strada. Lanciati diretti verso le nostra via, con una bella salita nella giungla ligure (solo un assaggio rispetto a domani), fino a trovare la roccia, e che roccia. 

Poi alla ricerca dei missili, del canale di II da risalire: Stefania guida la ciurma, si avventura per un impervia roccia, una mano su un tronco, si gira e "oh raga', ma sarà di qua?": aguzzo lo sguardo, mi pare che..sì sì "Ste, sul tronco c'è inciso <Lunga>!": indicazioni liguri. 

Salgo in mezza arrampicata su terra, esco su un pianoro, dubbioso però sull'essere nel punto giusto. Un bel cartello "Divieto di arrampicata, area non controllata" acuisce i miei dubbi. Guarda di qua, guarda di la, provo a salire lì che forse, mi sporgo, ah ecco un chiodo. Dai, ci stà che sia giusto. Dubbi liguri.

Decise le cordate, parto io all'esplorazione, a verificare che siamo davvero sulla strada giusta. Alle mie mezze è legata Francesca, seguono con l'intera da 80m Stefania e Marco: nel caso serva qualche manovra strana, siamo attrezzati e in fila (beh, questo non è detto). Fare sosta? No, continuo, voglio concatenare: 240m in 12 tiri mi pare esagerato.. vado per il passo atletico di 4c della partenza di quello che sarebbe L2. Ma vigliacc, cazz, che strapiombetto senza mani! Partiamo bene! Ci metto tre tentativi prima di passare. Va beneeeeee. Passi atletici liguri. 

A quella che sarebbe S2 trovo quattro persone dubbiose sul dove si trovano: cercavano l'attacco della via lunga, sono saliti fino a S2 per boscaglie.. Ok, il tappo è fatto, mi sa che i concatenamenti sono finiti. Arrivano gli amici, con quella sicura frase "ma se il 4c è così, figurati il 6a!". Gradi liguri. 

Parte Francesca, per la placca del nostro secondo tiro. Non pare banale da giù, e dal davanti lo diventa! Ma agile e concentrata, passa e sosta appena sopra. È la mia volta: provvidenziali alcuni biditi per avere quell'equilibrio necessario per sculettare di qua e di la e salire su. E guardo su, e vedo roccia spettacolare: grigia rosa rossa arancione, erosa. 

Mi aspetta un tiro di mezzo camminamento alla ricerca di un camino che salo in placca a complicarmi la vita: vorrei proseguire, ma è impossibile, le corde tirano già. Sosta in mezzo a un boschetto, che tanto la ragazza dell'altra cordata è qui.. 

Va Francesca, un bel traversino su lama, un po' d'erba che non guasta mia (no, guasta sempre mentre arrampichi), e intanto sento che quelli davanti a noi hanno sbagliato strada: si sta formando un tappo, l'ideale per la mia sempre "ansia"! La Fre sosta su alberello prima della grotta, la corda tira troppo. 

La raggiungo e riparto subito, ma tanto alla catena all'uscita della grotta mi fermo ad aspettare chi ci precede. E di nuovo che roccia spettacolare e lavorata, scolpita, in modo divino e fantasioso. Un bel tiro con una placchetta finale che deposita su una piccola cengia dalla quale si arriva anche per una variante (vedasi corda fissa sotto di noi su cui issarsi sulla terra verticale). 

Marco e Stefania ci seguono a ruota: in sosta è d'obbligo farsi due risate in compagnia! Stupendo diedro per Francesca, uffa si becca i tiri più belli (l'erba del vicino è sempre più verde)! Poi scompare alla nostra vista e al nostro udito. Quando tocca a me partire, è d'obbligo la foto dello yogino nella grotta a gambe incrociate (che però ho perso). 

Il diedro non è per nulla banale, anzi. E in questa via esser lunghi aiuta parecchio: mi fermo quindi ad aspettare la mia amica Stefania e allungarle qualche rinvio. Che poi lei è già partita prevenuta, e si sà che se di testa già ti condizioni, quando poi arrivi sulla roccia..è un casino. E parte un po' di.."circo". Ma va tutto alla grandissima, per ora. Sorprese liguri. 

Alla nostra S6 (da dove partono le varianti) la roccia che ci sovrasta fa impressione: pance strapiombanti lisce. No no, andiamo per la normale, non ci penso nemmeno! Cammino sulla cengia fino a trovare la placca che..prendo troppo presto, trovandomi su dei gradi che non sono certo 4b: e infatti ci sono gli spit, non i resinati. Non contento, mi invento di traversare verso destra, fuori via (che saliva dritto) e per cercare di concatenare un pochetto. 

Roccia mica bella, ed ecco gli anelli di sosta lassù a sinistra: pace, ormai sono qui, proseguo. Proseguo sotto questo magnifico anfiteatro di roccia rossa , un grottone pauroso, una figata. Roccia ligure. Tira la corda, ma è normale, tira la corda, ma ecco gli alberelli su cui far sosta, ma..la corda finisce a 2m. E tira come un bue che traina il carro (no, come l'asino), lancia il cordino e costruisci una prolunga di 3m per sostare "comodamente". 

Chissà se siamo nel posto giusto. Ma sì dai, se leggo quella li sopra deve essere il grottino. Recupero la Fre, urlo però a Marco di fare sosta li sopra che è meglio, tanto noi li aspettiamo. Poco prima che arrivino, faccio ripartire la mia compagna di cordata: bellissimo grottino, ci si può entrare dentro o uscirne a destra. Lei gentilmente capendo che io dentro non passerei data la stazza, prima ci entra, poi ne esce e traversa. 

Grazie. grazie, perchè quando tocca a me..me la godo. Il grottino comunica con la placca di destra con una serie di fori dentro i quali infilare le mani, per intere. Un emmenthal di roccia che non può che farmi esclamare "come  i piacicono i buchi!" e Marco a seguire, da brav'uomo no può che confermare: campione del mondo nell'infilare mani nei buchi! Marco si mostra già..molestatore di roccia. Buchi liguri. 

Grazie Fre che hai pure concatenato e sei arrivata a fare sosta sotto al passaggio chiave della via: che così, tocca a me. Non voglio fare il grosso, ma sapendo di arrampicare meglio (attenzione ho detto "meglio", non "bene") da primo, vorrei salire io questo tiro. Merda però che partenza. Merda però che panorama. Panorami liguri. 

Bando alle ciance, salire! Prova una volta, vacca bestia questi piedi mi terranno? Torna giù con la coda tra le gambe. Dai prendiamo coraggio: piede sul niente, latro su placca inclinata unta, mani nella fessura poco accennata, un simil dulfer, su i piedi, cambia piede (non scivolate), su la mano, ziocca non c'è nulla per la mano, sali di più coi piedi, mano piatta, meglio che nulla, palpitazioni, altri movimenti, bon son fuori. Che boulder! 

Proseguo la salita per bellissima roccia lavorata a pianerottoli, mani discrete ma tutto verticale. Bel traverso delicato ed esposto come piace a me, qualche foto (si vede che non sono troppo scomodo!), ma prima di poter arrivare in sosta un'altra placca dalle gambe lunghe: le ho, le anche un po' meno mobili di quello che servirebbe, ma oh issà. Sosta su cengione ma..allungo il barcaiolo per vedere giù. 

Un veloce e intenso scambio di opinioni sulla difficoltà del tiro e sul come affrontarlo da parte dei miei partecipanti. Fino ad optare alla manovra d'emergenza del grappolo: ma solo perchè così i neo diplomati imparano qualcosa! No vabbeh, il tiro è duro, io son passato per il rotto della cuffia, e col traverso finale non sarebbe possibile calare corde. Grappoli liguri. 

Francesca con non poche difficoltà sale: resta però un po' attorcigliata nelle corde, lei che ceduta una mezza a Stefania. Stefania che odia gli strapiombi, non può che odiare la prima parte del tiro: parte bene, ma la poca fiducia nei piedi (e la capisco!) la fa ghisare troppo sulle braccia. Qualche altro tentativo, e la ghisa negli avambracci si sedimenta e non se ne va. 

Ci pensa il buon Marco a motivarla, le mie incitazioni sono inutili e controproducenti ("ma basta tenere le mani alte se non sali!"). marco la motiva pure "a mano". "A manone". A.. palp.. diciamo che le luci hanno imitato la roccia rossa, gulp. La mia amica arrivando alla seconda parte del tiro riferirà "Volevo morire, il traverso m'è parso una passeggiata in confronto". 

Arrivato anche Marco possiamo ridere e deridere di lui e delle sue molestie (dai si scherza ragazzo!) per poi finalmente convincersi a uscire con questi ultimi 15m di corda. E una volta fuori, iniziare a fare i conti con l'orario: della foto sul siluro ormai ho capito ne farò a meno, ma di bere e mangiare no. Il Vinaio con a fianco Irene e Paola fa per noi! 

Scendiamo più alla svelta che possiamo, districandoci sul pianoro sommitale e nelle tracce di sentiero che pensiamo ci conducano verso l'auto. E funziona, ben presto siamo sul sentiero abbandonato all'andata e con la luce che fatica a penetrare in questa boscaglia (il cielo poi non è stato proprio limpido oggi), filiamo verso l'auto facendo i conti con l'orologio. 

Meno male google maps ci da solo 18 minuti per arrivare alla nostra fonte di gioia serale, e si scheggia verso! Solo che, troviamo tutti i tavoli pieni e chiusa la gastronomia delle nostre angele di conforto. Lacrime. Ci "accontenteremo" del baretto a fianco e di una pizza, prima di andarcene a dormire alla selvaggia. 

E questa va raccontata, va ricordata. Auto della Francesca, una multipla piuttosto agée con ancora le musicassette, uno stecco di legno a reggere il baule quando lo si apre, e tante altre piccole cosucce da vecchia fiat. Una frizione che ci ha già inebriato dei suoi profumi, ma non basta. Alla ricerca di una piazzola per parcheggiare, dopo alcuni tentativi infausti, mi viene ceduto il volante del vecchio ronzino per manovrare e parcheggiare. Al secondo tentativo di manovra, mi resta in mano il cambio: ecco, io avrei voluto vedere la mia faccia, cosa che hanno visto i miei amici, un mix di disperazione stupore incredulità del tipo "ma come diavolo può succedere questo ma adesso rimaniamo con l auto in mezzo alla strada ma domani come facciamo a tornare a casa oh mio Dio siamo spacciati". Ma è tutto normale, per una vecchia fiat, due pugni e torna a posto.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Qui la guida, ma con gradi mica troppo corretti, infatti qui sono ben diversi

sabato 9 settembre 2017

Benedetti alberi: Pietra di Bismantova

Figli del meteo, figli di questa madre che non ama molto i suoi figli, o almeno non quelli scarsi ad arrampicare sulle sue pareti. Grandi progetti di grandi concatenamenti, distrutti dai cartelli al nostro arrivo che dichiarano divieto d'accesso e di sosta su tutta la via dalle 14 alle 21. La giornata parte maluccio.
Siamo io e Giorgio, e lui mi propone  Italia 90 con uscita per il Diedro dei Bolognesi, unione che avevo già salito parecchi anni fa con Nicola e che ricordo dura. Vabbeh, di maglie rapide ne abbiamo. Svelti verso l'attacco della Pincelli, disturbati da questa notizia della riapertura dell'eremo che ci frega mezza giornata.
Parte il mio amico, ben visibile un pezzo bagnato proprio sul duro. Primi metri tranquilli, poi..eh, poi diventano lamette! Con calma e pazienza e qualche barbatrucco, supera le difficoltà e arriva in sosta. Tocca a me, che Dio me la mandi buona.. Plachetta iniziale croccante, e sul bagnato..tocca stare più a sinistra. Si sente che le dita e gli avambracci sono fuori allenamento, già belli duri e sodi!
Arrivo in sosta, pronto a ripartire e determinato a concatenare i prossimi due tiri per cavarci il dente il prima possibile. Che poi ricordo tutta una bella placconata a saponette, pancette, cengette, movimenti di equilibrio, spalmati. E mi ricordo benissimo!
Alla cengia sopra la sosta saltata, ecco lo strapiombetto: seguo la variante Iori, che dovrebbe essere la più facile (e invece la più facile era tutta a destra). Mo' vacca che passo boulderoso: prova di qua, prova di la, mani buone non ne trovo..ma c'è l'alberello! Sol che mi alzo un po', mano lì e tac, il tronchetto della felicità! Come dirà Giorgio "quell'alberello va innaffiato e concimato!", benedetto lui.
Dai ragazzo, portami fuori ora. Qualcuno sale sulla Pincelli classica, ma la verità è che in questa giornata di divieti la Pietra sarà piuttosto vuota. Occasione rara, ma di cui stupidamente non approfittiamo. Ricordo un diedro ostico, più che altro ricordo che a Nicola crollò un piede..cosa mica bella, e infatti ho fatto sosta più a sinistra, tiè.
Bon, tocca a me, con questo vento forte che raffredda e non mi fa sentire nulla. Ma li dentro sarò al riparo.. A noi che ci piace "stare a gambe aperte" ci piace anche "infilarci nella fessura": battute che vanno sempre a parare lì, siamo fuori e ci guardiamo in faccia: "e mo che famo?". Ecco, ora realizziamo che potevamo lasciare la macchina giù al bivio, salire a piedi, e avere il tempo che volevamo. Vabbeh.
Scendiamo verso la Oppio: "ma te ce li hai i firends per il primo tiro?" "Sì, in macchina" "vabbeh, facciamo senza, parto io". Speriamo non ci sia nessuno alla base, se no i tempi si allungano e temo non ce la facciamo.. Scorrendo sotto la parete appena salita, ci troviamo Ivan con MarcoBo e Dario con la Francesca alla prima sosta di Itali90: un saluto e si sguscia verso la nostra che..è libera.
Svelti svelti, vado io "Oh ma aspetta che ti metto in sicura!" "Ma tanto finchè non metto giù il primo rinvio, non serve", dov'è il primo resinato? Ah già, a 10m.. Contento della salita veloce che sto compiendo, mi sento in forma: più in forma del solito, ma son comunque uno scarso.. Qualche incertezza verso la fine, e poi quella scomodissima sosta nel camino.
Giorgio vai, e ovviamente concatena i prossimi due così facciamo prima (e così facciamo anche 3 tiri a testa e nessuno litiga!). Ma, come.. Io che questo tiro l'ho sempre salita in placca violenta, te me lo sali in diedro camino?! E in effetti è ben più facile.. Più facile, non facile e basta! Con questa roccia che suona vuota..
L'abbracciatona alla quercia è d'obbligo, santo albero che sei lì. Il resto del tiro è pure più pulito del solito, in genere è il wc di tanti uccelli.. Ma la via è un po' vegetata, e se non è il guano sono le spine a dare fastidio, a punzecchiare noi poveretti..
Riparto, una bella partenza che credo faccio ogni volta in modo diverso: e oggi la faccio nel peggiore dei modi, finendo incastrato e faticando a uscirne..uff, fatto. Bel tiro esposto nel vuoto, in piena parete: sembra quasi di essere in montagna, senza schiamazzi, senza casino al parcheggio e senza casino sulla sommità. Vorrei il machete ma non ce l'ho (da mettere nell'nda), stavolta mi ricordo di uscire a destra verso la sosta, e non a sx verso l'albero.
Una fame della madonna, il Mars, e..ah niente, andom a ca': io fino alle 21 non ci resto e la multa non la voglio. Noi che ci facciamo lo scrupolo di rispettare le regole, i cartelli, per poi scoprire che i vigili faranno altro. Vabbeh, amen. Un saluto a Ivan e MarcoBo, Nicola con Tommaso al tavolo del rifugio (il posto più classico dove trovare Nicola), e rientro.
Alberi benedetti, non ci foste voi la vita sarebbe meno ossigenata, e a volte l'arrampicata meno..possibile!

Qui altre foto.