domenica 21 maggio 2017

Sfuggendo alla folla e al caldo: Tessari (A1 2017)

Suona la sveglia, la spengo subito. Metti caso che abbia disturbato il sonno dei miei compagni di stanza, me ne sto fermo qualche minuto prima di sgattaiolare fuori dal letto. vado in bagno a cambiarmi quatto quatto. Cavolo i calzini, li ho dimenticati! Torno in camera a prenderli. Alle 5e30 sono fuori dal Platano , vestito da corsa, voglioso di libertà, quel senso di libertà che ormai solo lo skyrunning sa darmi.

Scarto l'ipotesi iniziale di andare a Caprino Veronese e salire a La Fabbrica, andiamo a esplorare la zona del Forte di San Marco! Così, senza sapere la strada, e infatti salgo a sinistra ma dopo qualche centinaio di km torno giù e vado a destra. Entro a Lubiana, vado troppo avanti, salgo a una frazione, torna giù, cartina in centro paese.. Boh, trono indietro e salgo di la. Sembra corretta. 

Cerco di correre (parolone, cerco di non camminare) tutto il tempo, al Forte di San Marco riesco ad arrivare su pietraia spacca gambe che attentano ai malleoli. Albeggia sul Lago di Garda, vento forte dalla Val d'Adige. C'è tempo, seguo il crinale verso nord, e dopo un bel single track nel bosco, il paesaggio si fa più roccioso e pietroso. Tocca iniziare a camminare, anche perchè alcuni tratti sono piuttosto esposti, e alcuni di questi hanno corda fissa. 

Ma che libertà. Correre su crinali, toccando il cielo con un dito: non dico che volo, ma siccome mentre "salto" sono la cosa più alta che c'è intorno a me..beh, bello. Faticoso sì, ma bello. Riesco a salire fino al Monte Cordespino, con un occhiata all'orologio e all'orario. Va beh dai, ma in discesa recupero, al massimo non farò colazione. La cartina indicava che sceso dal monte ci deve essere una diretta fino al paese. 

Capre che pascolano, il sole, il vento, speriamo non le zecche. Scendo scendo ma non trovo nulla. Cacchio, ma sto scendendo verso Tessari! No eh, tornare indietro fino al primo rientro che ho visto, non mi passa niente. Mi farò venire a prendere a Tessari, o meglio, li aspetterò lì, sudato, sporco, affamato.

Per fortuna ecco la discesa, tutto asfalto ma pace, almeno mi doccio e magno! Arrivo all'albergo con le due tigri e il dormiglione che escono e mi guardano un po' così.. Eh oh, io ho questa malattia. Colazione abbondante come se non ci fosse un domani, vi mangio anche i piatti! Usciamo, ma non tutti sono pronti, anzi. Mi pare che ce la stiamo prendendo un po' troppo con calma. Sta a vedere che arriviamo la che c'è gente. "Eh ma sono le 8, chi vuoi che ci sia!" 

Il parcheggio di Tessari è quasi pieno, non uno, probabilmente due corsi si stanno preparando per partire. Questo è il secondo giorno della terza uscita del Corso A1 2017 del CAI di Carpi, e dopo ieri questa è una nuova giornata di arrampicata su vie a più tiri. "Ragazzi sbrighiamoci e andiamo!" dico a tutti e in particolari ai miei due compagni di cordata, Gioele e Francesca.

Ben presto siamo pronti e ci avviamo per primi, lasciando chi ci ha preceduto al parcheggio indietro. "Andrea, a che ora ci ritroviamo qua?" mi viene chiesto, e nella fretta commetto l'errore di "vediamo come andiamo nel durante e ci sentiamo per telefono dai!". Salendo coi miei due, gli racconto un po' della parete e della disputa tra lo storico e il nuovo apritore. Io me ne sto fuori non conoscendo bene i fatti, io ringrazio che posso arrampicare qui.

"Avete addocchiato qualche via che volete salire? Vi ho mandato le relazione i giorni scorsi" e Francesca mi chiede subito Il Cappuccio del Fungo: cavolo, però non vorrei rubarla a qualche istruttore che me ne aveva parlato.. Va beh oh, siamo davanti, andiamo la. Ovviamente la si trova libera, riconosco la radice, forza, prepariamoci.

Bene siamo avanti a tutti. Intanto Davide e Alfredo scorrono e vanno poco più avanti. Abbiamo tutta la giornata davanti, siamo a un corso, nessun treno da prendere, ma..milioni di persone stanno per arrivare e affollare la parete, meglio muoversi, meglio fare bei tiri lunghi! A fine giornata, 3 vie in 9 tiri. Stavolta ho pattuito che, visto che non ci sentiremo, il "molla tutto" corrisponderà al fatto che recupero 5m di una sola corda. 

Vado, supero i primi tratti leggermente verticali, salgo svelto Salto la prima sosta ufficiale che non c'ho voglia di trovarmici in tre cordate su questo cavetto d'acciaio, continuo verso l'alto, la via è piacevole. Mi assicuro solo su clessidre: spettacolo di parete. Sento che mi urlano che la corda è a metà, a un certo punto dovrò sostare. Guardo giù: linea perfetta, rinvii dritti. 

Recupero i miei compagni, anche loro salgono svelti, si godono l'arrampicata plaisir e la temperatura non ancora eccessiva. In più in alto il vento ci accarezza dolcemente, che caro! Riparto, di nuovo svelto, di nuovo tirone. Nella zona di una sosta in cengia all'ombra, rinvio altissimo sull'albero per evitare che la corda tocchi terra e faccia cadere sassi. Davanti a me la placconata finale del fungo. 

L'arrampicata si fa un po' più difficile, ma sempre alla nostra portata: un pizzico di pepe su una già saporita pietanza. Sotto di me vedo che un po' ci stiamo affollando, ma sono tranquillo per ora. Anche qui, la metà corda urlata l'ho sentita bene, non posos salire oltre, due bei clessidroni mi concedono una buona sosta. Sole e vento sono un connubio super piacevole al momento! 

Gioele e Francesca si godono il tiro, osservando anche loro che le difficoltà sono aumentate, spaccando e abbracciando pilastri accennati. L'ultimo tiro è giusto una facile uscita, e alle 10 siamo già tutti fuori dalla prima via. 1h45, non male, considerando che in sosta abbiamo pure fatto un po di didattica (ogni volta gli faccio una sosta diversa..). 

Via giù per il sentiero, altro giro altro regalo: altre vie non ne hanno addocchiate, come difficoltà non vogliono superare quella appena finita. Direi che la tattica migliore sia scendere e vedere cosa ci sia di libero. La via del Porce e le sue limitrofe sono libere, ma quella menzionata è la più facile: i ragazzi vogliono il più facile, e chi sono io per dirgli di no?! 

Senza perdere tempo, ma senza impiccarci, siamo di nuovo pronti a salire. I primi metri non sono banali, tra l'altro quel bel lavandino sulla sinistra che pare ancorato alla parete ancora per poco è d'obbligo per mani e piedi. Si sale dritti, si sale verticali, salto di nuovo la prima sosta e proseguo fino a trovare un cavo d'acciaio in una clessidra e un'altra clessidra appena sotto: perfetto. 

Quando arriverà Francesca mi chiederà "ma questo bollo rosso indica la sosta?" "bimba mia (oggi mi sento un po' toscano e uso l'appellativo Bimba), questo bollo è uno stupro alla roccia: è inutile, c'è già il cavo d'acciaio nella clessidra". 

I miei compagni salgono svelti anche loro, purtroppo gli ultimi metri hanno subito un cambio di pendenza che non mi permette foto. Almeno siamo ancora soli soletti, senza traffico, senza patemi, senza intrecci di corde. Al momento di staccarmi per ripartire noto però un gravissimo errore che hanno commesso nell'autoassicurarsi! Meno male me ne accorgo, o era un doppio fischione.. 

Secondo tiro di nuovo bello lungo, e facile, trovo la possibilità di fare quasi una sosta all'ombra per la gioia mia e dei miei allievi: ma quanto ci so?! Poco, è solo fortuna. Intanto dalla sosta conto 40 auto: metti tre passeggeri per auto sono 120 persone. mettine quattro sono 160. Che folla ragazzi! Troppa per i miei gusti, mi sale la misantropia. 

Anche qui il cambio di pendenza non mi permette foto. Il caldo invece mi permette di sudare non poco, i 2litri di acqua con me saranno a pelo sufficienti, fino a domattina avrò sete, e non so quanto ho bevuto nel mentre. Disidratazione! 

Di nuovo ultimo tiro facile e breve, sosta sulla pianta mentre vedo Dario e i suoi che sono appena usciti dalla loro prima via e scendono per salirne un'altra: vacca boia, allora siamo veloci! In effetti anche la Via del Porce la terminiamo in 1h30: saliti facendo quello che c'era da fare, ma in tre soli tiri e cercando di non perdere tempo. 

Ora però ci spiaggiamo un attimino, mangiamo, facciamo due chiacchiere filosofiche sul senso della vita e valutiamo il da farsi, che due vie le abbiamo già salite. Ma i due ragazzini quando alla nostra S2 del Cappuccio del Fungo eravamo in sosta di fianco a Davide, hanno avuto la malaugurata idea di dire "ma ne possiamo fare anche altre 5 cosi di vie" alchè Davide li ha guardati e gli ha detto "state attenti a dir così, che avete trovato quello che vi sfianca!"

Iniziamo a scendere che sono le 12e30, scivolando e imprecando sui soliti sassi, col ritornello del weekend "io muoio" "ma no aspetta a morire, che ci sono altre due uscite!". Scorriamo di nuovo alla base della parete, troviamo Gianluca e i suoi che si sono appena calati in quanto sopra di loro la vedevano grigia e lunga poter salire. Scorriamo avanti, io puntavo Equinox se era libera. Ma troviamo occupate le due vie intorno a lei, in più le difficoltà vengono rigettate dai miei compagni, e allora cambio! 

Eclissi Solare fa per noi, l'ho già salita ma fa lo stesso, anzi meglio. Partenza all'ombra, scorre di fianco a un canale boscoso che magari farà ombra (lo farà!), è più facile delle due appena salite, perciò dovremmo far presto e non cuocerci. E invece.. 2h15 questa via, e gli accidenti di chi ci aspetterà senza un confortevole bar al parcheggio. Ancora non mi capacito di questa lentezza, saremmo dovuti essere giù 1h prima. Vabbeh, amen. 

Parto, sui primi metri un po' delicati, ripulendo dalle foglie le esigue fessure per le mani. Ma la trovo più facile dell'altra volta ora che è asciutta. Traversino che cerco di fare tutto su roccia e non su cengia terrosa, e stavolta la prima sosta non la salto che se no muoio di attrito! 

Recupero i miei che così possono capire cosa sia un traverso salito da secondi.. Francesca fila le corde ma..giunta alla fine "ecco, ho filato la gialla giusta ma la blu sbagliata. Io quando sbaglio lo faccio bene!". Rotolo. 

Si riparte, questa via l'avevo già salita poco tempo in tre tiri, perciò sono tranquillo. Meno tranquilli i miei, che mentre salgo (toh, un fossile!) guardano la relazione e vedono L2 di 22m e L3 di 40m. Che sommati fanno 62.."Oddio il Capo Supremo muore e non c'arriva alla fine!". Metrature errate, e alla sosta c'arrivo. 

Intanto inizio a pensare "ma che strano, non mi chiama nessuno per dirmi che ha finito di arrampicare, per sapere che fare, se andare al parcheggio o continuare". Già, che strano. Manco altre chat nessun messaggio?! 

Tiro fresco, quasi all'ombra, sosta sotto le piante, Francesca e Gioele ma che volete di più?! L'arrampicata poi è sempre plaisir, chiedo pure se giudicano che mi proteggo troppo o troppo poco o il giusto. La risposta è politicamente scontata, "il giusto". Ma le domande abbondano comunque..

Ultimo tiro, alla ricerca di quel camino che l'altra volta io non trovai ma Stefania sì. Ah, ma appena li a fianco!". Lo supero col giusto pepe, metto protezioni comode a loro prima dei cambi di direzione. Guarda a sinistra che belle placche..ma lascia stare dai, take it easy! Sbuco sul cengione per far sosta ma.. Come diavolo l'ho fatta l'altra volta? Mi pare tutto senza clessidre?! 

Finalmente dopo un po' trovo il modo di metter giù qualcosa, clessidra e nut e posso recuperare i miei che però..non partono. Ma che succede? Tiro fuori il telefono dalla tasca. Orco can, l'avevo dimenticato silenzioso e senza vibrazione..6 chiamate e tanti messaggi. Avviso che ormai stiamo per scendere anche per noi.. 

Finalmente Francesca e Gioele salgono, arrivano, terza foto di via di oggi alle 15e30 (2h15, perchè così tanmto?!), e forza cambiarsi veloci che ci aspettano! Si sale alla ricerca del sentiero e poi di nuovo giù scivolando di nuovo sulle stesse pietre, trovando solo Alessandro al parcheggio che ci aspetta. 

Gli altri, giustamente, sono già al Platano a far vedere a questi veronesi la fame e la sete che possono avere questi emiliani (emiliani e vari..). Non si sa bene quante birre volano, quanti taglieri, ma il prezzo è buono e lo stomaco pieno. La sete invece, non si placa. Sole caldo e parete esposta.

Così tra ieri e oggi mezzo Corso A1 2017 del CAI di Carpi finisce. La parte roccia, quella più pericolosa e che può far preoccupare maggiormente un direttore, me la lascio alle spalle. Un sospiro di sollievo, una scommessa vinta coi gatti che diventano tigri, e la speranza che tutti si siano divertiti davvero, abbiano imparato, non si siano trovati impiccati, non si siano schifati, o arresi di fronte alle difficoltà ma anzi, abbiamo il seme dell'arrampicata ben radicato e pronto a sbocciare! Perchè la nostra soddisfazione, la nostra ricompensa, è "solo" questa.

Qui altre foto.
Qui ieri.

sabato 20 maggio 2017

Arrampicando interrogato vista Lago: Cresta del Gaino (A1 2017)

Salvando capra e cavoli. Le previsioni meteo mi avevano fatto preoccupare parecchio: gran temporali venerdì pomeriggio e notte, e strascichi di pioggia debole sabato mattina. Per fortuna poi la perturbazione è passata prima, più veloce, e meno intensa del previsto, con previsioni meteo che al venerdì a pranzo mi hanno di molto confortato. Stare da questa parte del fosso, e con questa responsabilità.. cambi i modi di vedere le cose.

Gatti che odiano l'acqua, malati e dormiglioni. Dura opera di convincimento per spiegare a due gatti (un gattone e una gattina) che ciò che hanno salito o provato a salire a Marciaga è nettamente più duro di quello che faremo questo weekend. Il malato che il giorno prima ci conferma non venire perchè febbricitante, e così può venire Stefania. Il dormiglione che invece che dalla sveglia viene destato dalla chiamata di Stefania.

La sveglia. Le scontate lamentele sull'orario di partenza (che poi nel 2014 partimmo appena mezz'ora dopo, e solo perchè il bar alla domenica apre un'ora dopo), ma non voglio rischiare di beccare gente davanti o altri corsi (infatti nel 2014 avevamo 18 cordate davanti a noi), vorrei evitare i temporali pomeridiani (vedi 2016), e vorrei arrivare al Platano per ora di cena senza correre.

Ed eccoci alla terza uscita del Corso A1 2017 del CAI di Carpi. Soccia che impegno!

Alle 5 partiamo dal parcheggio, carichi a molla grazie al miglioramento del meteo e curiosi di vedere come potrà essere cenare e dormire in un posto dove finora abbiamo solo fatto spuntini ma..di qualità. Peccato solo AndreaGu sia rimasto a letto..ci raggiungerà al bar. Colazione da re, 2 paste, la veneziana ("ma cosa fai?! si mangia con le posate!"), latte macchiato e caffe.
Qualcuno che erroneamente mi "accusa" di conoscerle tutte le pasticcerie, senza sapere che non è certo farina del mio sacco e che io anche la colazione la farei al sacco. Ma dov'è Andrea?! Ci tocca aspettarlo a lungo, e le birre da offrire lievitano di numero. Poi eccolo che arriva, possiamo andare, affrontando quella curva stretta che "ogni anno mi dico che voglio salirla senza manovre, ma non ci riesco".
Al parcheggio solo noi, meno male. Temperatura ideale, cielo velato, condizioni ottime per affrontare una salita che di solito o ti cuoce come una zucchina alla griglia, o ti bagna come una palma nella foresta equatoriale nella stagione delle piogge.
Inizia la salita, prendo "sotto braccio" Francesca e Gioele, miei compagni di cordata di oggi per ripassare un po' ciò che ci servirà per affrontare la giornata di oggi. I segnali da scambiarsi verbalmente o in altro modo al momento della sosta e del recupero, come si progredisce, ripassare la conserva, ribattezzata "la condensa" da Ilaria. E parlando in salita, i primi fiatoni iniziano a sentirsi: li mettiamo già alla prova.
Al ghiaione ci si separa tra chi attacca la parte bassa e chi attacca la parte alta. Io, Federico, Gianluca, Roberto e Stefania si scende coi nostri, mentre Alfredo, Dario, Davide e Luca salgono. All'attacco un veloce scambio di informazioni, di materiale, le ultime cose dette mentre già arrampico, e parto per primo. Non frettoloso, ma ottimizzatore: temo la folla in parete, gli immancabili miscugli di corda di Gaino.
Salgo il più possibile per far sosta, saltando quella ufficiale e tirando verso l'alto finchè la lunghezza della corda lo consente. Ho già avvisato i miei che devono urlare come matti per farsi sentire da me! Certo che però me lo ricordavo più ruvido il Gaino: mi sa che inizia a essere un posto un po' troppo sfruttato. Ma d'altronde più didattico di questo..
Non sono un gran fan del Lago di Garda, ma devo ammettere che arrampicare su buona roccia, plaisir, vista lago, ha il suo fascino. Chiamo i miei dopo aver fatto sosta, essendo in altre cordate di amici in parete, il passaggio dei segnali verbali può esser fatto anche da loro, e così sarà.

Recupero i miei compagni, salgono svelti, ma il "duro" arriverà al momento eseguire le adeguate manovre in sosta. E infatti riesco a cogliere le facce perplesse dei due con un paio di scatti: ma in realtà sono bravi i miei, temevo solo che l'esposizione e l'ambiente potessero metterli in soggezione, e invece li vedrò abbastanza a loro agio durante l'ascesa e la discesa.
Riparto, tirello con difficoltà nettamente inferiori rispetto al primo tiro, cerco di stendere tutta la corda e così sarà. O almeno mi sembrerà dalle urla che mi arrivano, un paio di alberi per attrezzare una sosta su due punti, anche se esagerata con questi tronchi. Inizia a venirci del fisso, Gianluca mi raggiunge e Federico è appena sotto.
Tutto fila liscio, poche protezioni viste le esigue difficoltà, e ben presto giungo a fare la terza sosta: avevo avvisato i miei che sarebbero dovuti partire se finiva la corda, ma sopra di me vedo un pezzo di parete di una decina di metri che forse è meglio affrontare in modo più..prudente. Una bella sosta tra le fratte a cercare un tronco solido.
Un po' di didattica non si nega a nessuno, chiedere è lecito e rispondere è cortesia, mentre faccio ciò Gianluca ci supera e le sue corde iniziano a svolazzare al nostro fianco, così come quelle di Federico. Riparto, e allora sai che c'è? Me ne vado tutto a sinistra a esplorare l'altro lato dello spigolo della cresta. Cavolo che roccia affilata e ruvida che trovo!
Un traversino, difficoltà comparabili, e sento il mio amico Gianluca dietro una roccia chiedermi "ma dove cavolo sei finito?". Arrampico con a sinistra un bel vuoto di parecchie decine di metri, tipo Spigolo Piaz alla Torre Delago (va beh, forse un po' esagerato), poi mi tocca rientrare "in via" per forza di cose. Affrontare un bel passaggio in dulfer, e poi fare una sosta li dove sono perchè la corda è finita.
Meno male quella clessidra poco visibile e quello spuntone che posso controventare alla bruta con un nut incastrato! Chiamo i miei, che tanto tutt'oggi non mi sentiranno, vitaccia. Meno male gli amici sparsi per la parete possono fare il passaparola. Giunto il loro momento del dulfer, li vedo pure divertirsi e affrontarlo bene e disinvolti. O no?!
Si riparte, ora direi che la conserva non si scappa. Peccato solo che finita la corda, questa non viene. Aspetta, tira, il gluteo destro che inizia a patire, ma perchè non smontano e non salgono? Avevo dimenticato di dirgli che il nut in sosta..era già li, non era da recuperare!! E invece ci provano finche non mi urlano che non riescono "scusate, lasciatelo li, non è mio!".
Finalmente posso ripartire, mi aspetta il tratto di cresta che con sali scendi porta alla sella della metà, dalla quale si può scendere e dalla quale siamo scesi l'anno scorso. Era meglio fare conserva media qui, accidenti se tira la corta, mi calo quasi a peso morto nei tratti di discesa, sia io che Federico. Cerco di evitare sovrapposizioni di corda, ma riuscirci mettendo giu qualche protezione non è facile, e infatti..
Supero la sella, proseguo (il cielo pare tranquillo, dai che possiamo tentare l'integrale se anche il tempo dell'orologio lo consente) e vengo avvisato da Federico che non c'è piu quello spit tanto utile visto il tratto delicato. Ma ormai son salito, e non trovo modo di fare sosta. Il passo in effetti è delicato: facciamo che io passo, ma loro passeranno solo se assicurati!
Avanti tutta, verso la placcona bianca su cui camminare senza nemmeno una mano, e poi sotto alla variante di V. La guardo, mi garberebbe, ma non credo i miei compagni sarebbero d'accordo, perciò sgattaiola a destra verso il camminamento. Camminamento duro alla morte, vacca quanto tira la corda. Appena dopo la svolta osservo altra roccia invitante a sinistra ma..andiamo a fare sosta su quella pianta, così i miei salgono tranquilli il passo delicato.

Famona, mangio panino mentre li aspetto. Sento che il passaggino, sopratutto per le gambe non lunghissime di Francesca, li impegna, e sento che pure sulla placca si fanno dare consigli da chi è li. Avanti, eccoli arrivare e "ora però ci fai mangiare" "ma certo! mangio anche io", mentre rispondo a mille domande..
Si riparte, dopo aver osservato che comunque alla mia destra pare esserci tanto bosco per poter scendere verso il sentiero. Ma dopo poco, la corda è troppo dura da tirare.. Basta, se andiamo avanti facciamo conserva media, se no qui muoio di fatica. Sosto su un alberello a una mini sella con veduta sui nuvoloni che si stano formando a nord ovest.. No buono..
Recupero ed eccoli. Facciamo due conti: Gianluca e Roberto sono sicuro scenderanno, Federico lo sento che ostia perchè i suoi due non riescono a salire la variante. Noi in conserva siamo o lenti. Sono le 13 e tra un paio d'ore sarebbero previsti i possibili temporali. "Ragazzi, io scenderei, perchè beccarmi un altro temporale anche quest'anno non mi va". Non ho bisogno di convincerli, sono già d'accordo.

Peccato, mi spiace, ma d'altronde non possiamo nemmeno far aspettare gli altri che han fatto una metà al parcheggio. Ne approfittiamo magari per fare della didattica qui, e domani arrampichiamo come se non ci fosse un domani. E infatti le domande partono a fiotti, per fortuna in un qualche modo riesco a cavarmela. Anche quando mi chiedono "Ma siccome siamo in piastrina, se ci fosse necessità di calarci, come fai?".

Oh però, devo pensarci.. Prusik con cordino sulle corde di cordata, moschettone, cordino alla sosta con mezzo barcaiolo con asola e controasola (cordino di alleggerimento mi pare si dica), perno sul gigi per allentare le corde, corde in mezzo barcaiolo con asola e controasola, sciolgo il cordino di alleggerimento, sciolgo asola e controasola sulle corde di cordata, e ora vi calo sul mezzo. Moc fadiga!

Due ragazzi in slego ci superano e mi dicono che poco piu su c'è una via di fuga, altrimenti da qui dovremmo scendere scomodamente.. Ok allora, ripartiamo! O meglio riparto. Altra arrampicata, sali sali, roccia bella e vedo Gianluca e Roberto laggiu. Sento una cordata lassu. 45m saliti, ma non vedo vie di fuga, e a vedere come continua la montagna..non mi pare ce ne siano vicine.
Che cazz, questo cielo non mi piace, si alza il vento. Amen. Disarrampico. Ecco, tra fare free solo o scendere disarrampicando senza sapere come si comporteranno i miei due compagni, non so cosa sia peggio. Per fortuna capiscono che devono recuperare senza tirarmi giù. Qualche bel passaggio e inizio a vederli, fiuuuu.
Li calo un tratto, poi camminiamo fino alla piazzola della sosta precedente dove abbiamo picnicato, ma anche qui non vedo chiare e sicure vie di fuga. Federico ci passa a fianco e prosegue verso la cima. Abbiamo ancora le scarpette, torno indietro per vedere se si riesce a scendere bene ma dopo un po' ritrovo una paretina che "ho fatto sosta, venite da me che poi vi calo che è meglio", e io disarrampicherò.
Bon dai, da qui si scende direi. Cambio pneumatici, e con calma si può andare, ora che il cielo pare pure meno cattivo ma..verso il lago non è limpido. Bosco un po' scosceso, ma non mi aspettavo diverso. Certo, non siamo sulla traccia della sella di metà ma più in alto, perciò ci si inventa dove andare e si va a naso. A naso e lingua viste le chiacchiere che si fanno e gli interrogatori che subisco: povero me! (Scherzo Francesca).
La quantità di sassi e pietre aumenta ora che ci avviciniamo al ghiaione, ed ecco il sentiero chiaro. Chiaro, si fa per dire. Ma le scivolate sono già tante, i sassi smossi, Francesca che "io muoio adesso" e Gioele che scivola e si rialza orgoglioso "no no niente". Finchè lei cerca pure di attentare alla vita del "Capo Supremo", che deve saltare prima con la gamba a monte e poi quella a valle per evitare l'amputazione di entrambe le caviglie da parte di un massone smosso da lei!

Ma quanto siamo saliti?! Ghiaione infinito, ma finalmente ecco la traccia di stamani, e poi con più tranquillità andiamo verso l'agriturismo, assetati e affamati. Il cielo si è pure sistemato, ma il Pizzocollo ha sempre il cappello.
Spaparazzati al tavolo a bere e cercare di mangiare qualcosa, con due cagnoloni che giocano allegramente, noi che si ride e si scherza e si aspettano Alfredo e Federico. Spiaggiati e polleggiati come non mai, spostandosi lentamente verso il sole dove qualcuno schiaccia pure un pisolino: dura la vita dell'alpinista eh?!
Come noi che dopo la salita ora ci riposiamo, pure i cagnoloni dopo i giochi si accasciano al suolo. Arrivati gli ultimi, un'altra mezzoretta e poi meglio partire, che quei matti del Platano ci aspettano. Doccia, pisolino tentato e poi noccioline, frizzantino, e il matto del paese che ci intrattiene, ma ben presto arriviamo quasi alla molestia..

Una cenetta buona anche se non abbondante (va beh, non faccio testo, io che ho sempre fame e sono un pozzo senza fondo), la tavolata ben divisa con la "zona del disagio" (vegetariani e celiaci), e i due gatti che si rivelano tigri. Ma d'altronde al paragone "io e l'arrampicata siamo come un gatto e l'acqua" già gli avevo risposto "le tigri sono ottime nuotatrici!".

Qui altre foto.
Qui domani.

domenica 14 maggio 2017

Sorprese e inganni: riding, dancing, teaching (A1 2017)

I weekend faticosi ci piacciono? Sì! Ed eccone un altro.
Le sorprese ci piacciono? Dipende.
Gli inganni ci piacciono? Meglio farli che subirli!
Partiamo intanto con un bel giretto in bici da corsa, ringraziando il buon Roberto che mi presta il suo mezzo e attacchi e il depilato Mattia che mi presta le sue scarpe. Il cicloplebeo sale in sella con Roberta e compari, da Ca di Sola a Sestola, passando per.. passando per.. boh, a ogni bivio devo aspettare di sapere dove andare! Ma alla fine un bel 130km con 2200 D+ è in saccoccia: allenamento di quadricipiti per le salite in montagna!
La sorpresa. Che Dio poi abbia in gloria, magari presto, i ladri che su quattro delle cinque auto parcheggiate ne han rotti due vetri, due serrature (tra cui la mia), e rubato telepass, borse, scarpe, occhiali, e altro. Nella mia nulla, forse l'odore o le sembianze di un fienile han fatto desistere dall'esplorare l'abitacolo. Meglio così, ma ora che due palle assicurazione e carrozziere! Ringraziamo la fiat che ha dotato la portiera del guidatore dell'unica serratura a chiave: rotta quella, nemmeno dal baule si entra se si rompe il telecomando!
Smaltiamo il nervoso con un seratone. Andiamo a vedere questo "Modena Street Food", e mai coppia di amici fu più affiatata. Tempi biblici per parcheggiare, ma ormai siamo qui, andiamo: mille persone al Novi Sad, file interminabili davanti a ogni stand, e noi che camminiamo a passo svelto, misantropi, odiatori della folla e del reggaeton a volumi da danni all'udito. "Ste, quanto si vede che in questo posto stiamo male, guarda entrambi che passo svelto abbiamo!". E infatti si mangia altrove, per poi sfogarsi con le nostre (nostri) DJ preferite/i. L'inganno: arrivano tardi e solo dopo un'altra (altro).

#ancheoggisidormedomani #riposeremoquandosaremomorti e dai che la domenica è dedicata al Corso A1 del CAI di Carpi! Disclaimer: la mia professionalità mi spinge a specificare che essendo abbastanza conscio delle mie capacità di resistenza fisico mentale, sapevo bene che mi sarei sentito in grado di affrontare la giornata di domenica nonostante la giornata e nottata di sabato. Finito momento serio, torniamo a fare i cazzoni. Dai, diciamo burloni.

Seconda uscita del corso, destinazione falesia, obiettivo arrampicare. L'inganno: ma nemmeno voluto, evoluto durante la giornata. Nonostante alcune mie perplessità, andiamo a Marciaga: in auto collasso in un nemmeno profondo sonno, per risvegliarmi sotto un cielo grigio ad Affi. Beh, ma che è?! Ferma tutto, meglio così, almeno non griglieremo in parete. Sorpresa positiva.

Lo stomaco si è risvegliato, il bar è spacciato. Con mia grande sorpresa, in modo ordinato, efficiente e veloce, le persone finiscono colazione ed escono man mano, senza nemmeno bisogno di richiamarle all'ordine: son commosso. Si riparte, ogni auto sceglie la strada che più la aggrada, sol che arrivate al parcheggio..
En marche, all togheter, temperature buone ma ancora per poco, nessuno in giro per fortuna (la misantropia!), e tutti carichi. I porcospini mi accarezzano presto le caviglie, ma c'è pure chi gira coi sandali, quindi qualcuno è ancora più coccolato. Ben presto sotto le pareti, il primo gruppo si ferma al suo settore, noi continuiamo dritti dritti, fino in fondo, alle ultime 4 vie.
Qualcuno perso un po' per strada, ma arriva anche lui. Divisione in sottogruppi e alla fine in cordate, e la giornata inizia! Il classico tirello per portare su una corda: prima Fabio, poi io, mostrando di volta in volta anche il secchiello e il grigri come assicuratori.  Evvai, 15m di arrampicata fatti!
E ora è tocca a loro salire, chi più bravo chi un po' meno, ma d'altronde è un corso base. Chiamare per nome però entra difficilmente in testa: in situazione di parete affollate, è fondamentale chiamarsi per nome quando si impartiscono quei due o tre comandi base. Ripeti e ripeti, finchè Giovanni a una nuova bacchettata esclama "Blocca Giovanni" "Ma Giovanni te sei su! Devi dire Blocca Steve!", e le risate abbondano.
Simulazioni di salita da primi, ma occhio, sempre con una corda dall'alto: così capiscono un po' le difficoltà della rinviata, la gestualità, come sia più opportuno apparecchiarsi l'imbraco. Non ho già più voce: insegnare è molto più stancante che arrampicare. Quando poi devi avere occhi attenti non solo su quello che fai tu, ma anche quello che fanno gli altri.. Quando poi ci sono degli otto fatti quattro volte di fila e ogni volta in modo diverso, e sbagliato..
Finchè ci siamo mostriamo anche le protezioni rapide e il loro posizionamento: un grosso investimento in vista della prossima uscita. Intanto dei "Gatto Silvestro" arrampicano scivolando sulla parete a fianco, "tranquillo che prossimo weekend saranno più facili!". Aggiungiamo pure una salita attrezzata a clessidre e nuts, per fargli provare a toglierli quando si è impiccati.
A lato si prova pure a metterne giù di protezioni, e così.. piovono nuts: mi tocca addentrarmi nel porcospino per recuperarne uno, per la gioia delle carezze alle mie caviglie. Intano c'è pure chi vede soste e ne ripassa, insomma, da una giornata prettamente di arrampicata, si sta passando a una super didattica! E loro c'han pure fame di ciò! Chi più chi meno..
Ci si sposta per provare anche la simulazione di un tiro di corda, ciliegina sulla torta, finchè non arrivano temporali, che alla fine non verranno nemmeno. Con me Ester e Ilaria che, sfortuna loro, tartasso da tutto il giorno. Saliamo un tranquillo 4a, con una mezza doppiata che..finisce troppo presto. Per fortuna basta che Ilaria si sciolga dalla sosta alla base e si avvicini un po' alla parete per permettermi di andare in catena.
Oh però, che terrazzino piccino. Che terrazzino inclinato. Va beh, sono quasi appeso nel vuoto, mi sa che si divertiranno a questa esposizione vista Lago! Recupero le allieve, ormai un po' stanche e cotte, è normale che lo siano. Arriva prima Ester, stanca ma concentrata nel fare le cose: lei può anche usufruire di uno spazio maggiore e più confortevole.
Ilaria invece poverina, arriva che lo spazio è davvero poco, e il tremore dei suoi polpacci mi fa capire non si senta troppo a proprio agio. Daje, te do' 'na mano a far le manovre, e una mano dietro la schiena a reggerti meglio. Una "foto di via" vista Lago ci sta.
E ora, come scendere? Doppie! E farsi la longe in questa situazione non è come farla a casa in cucina eh?! Diverse prospettive.  Poi giù, prima Ilaria poi Ester, più tranquille di quello che avrei pensato. E una volta tutti di nuovo a terra, si capisce che loro sarebbero anche già a posto per oggi.
Raggiungiamo gli altri con la scarpetta di cenerentola nel mio zaino: chi l'avrà persa? Per fortuna lo chiedo, perchè il proprietario manco se ne era accorto. Il clima è più disteso, forse il rilassamento è dovuto alla stanchezza, e si può ridere e scherzare dimenticando il rapporto istruttori allievi. E si può pure far cantare un chiodo a furia di martellate!
Per oggi basta, c'è poi chi sogna la birra dalle 9e30, non vogliamo deluderla. Ultimo passaggio arguto sul cancello (eh oh scusate, abbiam sbagliato sentiero di rientro) e ad accoglierci con l'altro gruppo, troviamo due torte gentilmente offerte da uno dei ragazzi, e scaldate dal forno a microonde modello Volkswagen golf! Ora manca solo il terzo tempo a birra, panini e gelato. Eccolo. Prima di ricollassare in auto.

Qui altre foto.