domenica 18 giugno 2017

Giornata da incorniciare: Spigolo Ovest al Sass d'Ortiga (Weissner-Kees)

Ci sono quelle giornate che vanno bene. Benissimo. Di quelle da incorniciare, di quelle che "fosse sempre così". Ok, trovarsi di fronte a certi ostacoli imprevisti e vincerli è un "andar bene" anche loro, ma prima ti si strizzano le chiappe, poi si allentano. Poter evitare questa "fisarmonica", almeno ogni tanto, è lusso. Oggi solo una piccolissima fisarmonica.
"Io ho pochi bonus adesso, quando me li gioco vorrei spararli grossi" questa è la frase da non dirmi. Un po' come il "beh ma ne faremo altre sei così oggi, vero?!" di Francesca all'uscita di A1 a Tessari. Io poi parto in quarta, non mi fermo, mi prosciugo. Non penso che Giorgio non lo sappia, anche lui sa su che tasti giocare: e famo sta cazzata! Che è da un po' che non se ne fanno.
La prima dolomitica dell'anno, e perchè non esordire con un bel vione dall'avvicinamento della madonna? Come al solito quando c'è da decidere cosa andare a fare (a tentare di fare) il cassetto dei sogni è talmente pieno che ne escono troppi. Brainstorming, ruota libera, mille nomi. Non è un cassetto, è un deposito dell'ikea! Ma alla fine, fatte le opportune valutazioni, vince lui: "dai me lo farò andar bene!".
Si parte per fare una via come se si dovesse andare a fare cascate: ritrovo da me alle 2. Alle 2, non alle 14. Moka di caffè, e il mio amico passa a prendermi: si vola in A22 destinazione Malga Canali, nel cuore delle Pale di San Martino. Teatro di già un'altra gran giornata, ma che non andò così liscia. Teatro di entrambi i miei esami. Passaggio della'Alta Via N 2 delle Dolomiti. Mii che posto impegnativo! E oggi ci impegniamo sul Sass d'Ortiga..
Al parcheggio alle 5. Colazione a base di Pandoro (scaduto) e caffè in thermos mentre ci cambiamo: però che freschino! Laggiù si vedono già i due giganti che sovrastano il Rifugio Treviso, Pala del Rifugio e Sass d'Ortiga. Il suo inconfondibile spigolo col massone incastrato, dopo il quale c'è il tiro chiave della via: ecco, già a pensare alle cose difficili. Pantaloni corti o lunghi? Dai, c'è caldo, metto i corti: accidenti a me!
Ci incamminiamo che sono le 5e20. Un altro ostacolo della giornata è che ci aspetta un discreto avvicinamento. Dai 1300 di Malga Canali ai 2244 della Forcella delle Mughe e ai 2314 dell'attacco: un po' più di 1000m che le guide danno in 3h30. Oggi tempo ne abbiamo poco, voglia di rimanere imbottigliati in mezzo ad altre cordate, nessuna. C'è da pedalare. Ma senza esagerare per non arrivare cotti all'attacco.
Si risale la valle principale al cospetto della Cima del Coro, delle due belle già citate, del Dente del Rifugio, della Valle delle Lede che lassù regalerebbe un parco giochi inestimabile..se si avesse voglia di smazzarsi tutta quella salita piena di viveri e acqua per una settimana! Sole ancora basso che lentamente illumina questo paradiso di Dolomia.
Si sale verso il Rifugio Treviso, quei tornanti che ci fanno prendere quota fino a giungere in prossimità dell'edificio e notare due ragazzi che ci sostano davanti: probabilmente gente che come noi è partita dal parcheggio, ma che non doveva aspettarsi qualcuno così presto. Ci restano malissimo nel vedere che sgusciamo verso il sentiero 720 e così gli "passiamo davanti". Ma siamo muli da soma: o asini sado?
Ripidi tratti di sentiero, passi di arrampicata su roccia e radici (unte anche loro): ritmo, ritmo, ma non esagerare a correre che se no arrivi su cotto come una pera. Si esce dal bosco, si esce dai mughi, e sopra il Dente del Rifugio svetta l'inconfondibile sagoma della Sentinella del Rifugio: tanto snella se vista da unlato, tanto tozza sevista dall'altro. E il vallone delle Lede che si scopre sempre più, si illumina sempre più, mentre noi per fortuna ancora all'ombra possiamo continuare la nostra salita.
I ragazzi li abbiamo ormai seminati: scopriremo al rientro al rifugio che non saremmo stati in competizione, loro han salito Pentagramma. Camosci pascolano nell'alta valle, provocando qualche sassaiola. Noi scorriamo sotto le pareti sud di Pala del Rifugio e Sass d'Ortiga: che bestie ragazzi. Che voglia di arrampicare, di arrampicare bene, sani, divertendosi.
Il sentiero lascia posto a un po di ghiaione, e nella parte finale alla risalita di placche gradonate dove comunque qualche passo di II crea l'acquolina in bocca alla parte successiva della giornata. E si sbuca alla Forcella delle Mughe: quasi 1000 saliti in meno di 1h40, ma quanto siamo carichi!!! E siamo i primi, sotto di noi nessuno sale, dai che forse ce la gustiamo senza pressia alle spalle. Pausa acqua e cibo veloce.
Abbandono bastoncini e via sulla cengia che ricordiamo da quando la scendemmo dopo la Castiglioni-Detassis: non era proprio una passeggiata turistica. La nostra meta sarà spesso a vista, ma una vista scoscesa ed esposta col dirupo sulla sinistra. Ben presto troviamo il cavo metallico, una sorta di ferrata del medioevo che però è d'oro per scendere e risalire un canalone sfasciumoso e con appigli e appoggi consumati dai passaggi.
Alle 7e40 siamo all'attacco: 2h15, spettacolo. Un masso appoggiato crea una finestra sulla sud della Marmolada: ecco, quella sì che non è nemmeno nel cassetto dei sogni, impossibile! Tempo di vestirsi e prepararsi, concentrarsi, e di spingere! Chi parte? Giorgio è a digiuno da un po' (oddio, non è che a me vada poi molto meglio), ma di solito parte sempre lui. Certo che il tiro chiave è un numero dispari: "Gio, se non te la senti poi ci scambiamo, chissene!".
Parte il mio amico. Le solite preoccupazioni da via in ambiente poco o per nulla "attrezzata": il percorso sarà  quello giusto? Il camino è questo? La sosta sarà la dietro o lassù? Siamo su uno spigolo, non abbiamo una parete aperta in cui cercare la via, dovrebbe essere più facile. Ed eccolo che infatti arriva in sosta, mentre saluto due ragazzi appena arrivati.
Minchia che freddo in braghe corte, fortuna ho messo una maglia (maglietta a maniche lunghe, meglio dire). E anche la roccia non è certo calda: quasi non sento più le dita. Fortuna che doveva esserci caldo! Ma è il vento che rompe le palle. Quando lui si placa, si sta quasi bene, quando soffia..paura! E il sole non esce su questo lato della montagna per un bel po' di ore ancora! Abbiamo voluto esser i primi..

Tocca a me, parto per L2. La relazione di Gianluca è ottima. Solo non so quanto spostarmi per salire: prova di qua, vai di la, torna indietro. Roccia ottima, non voglio dire eccezionale perchè qualcosa si muove (raramente), ma non è mica il Baffelan! Ecco un provvidenziale cordone infilato dentro un nascosto chiodo, è la sosta.
Riparte Giorgio, la parete si fa più verticale, o comunque più continua, ma sempre ottimamente lavorata: i cordini vanno a ruba come il pane tra spuntoni e clessidre! Continuo a vederlo bene il mio amico mentre sale, ma spesso sono rapito da tutto il panorama che ci sta intorno: un piccolo paradiso dell'arrampicata, montagne dagli accessi severi ma dalla roccia superlativa. 
Vado per il quarto tiro, la verticalità, la salita aerea, inizia a prendere piede. Il freddo però continua a farmi quasi tremare! Ottime mani, ottimi piedi, un tratto finale in camino coi piedi ghiacciati che si sentono poco: speriamo l'aderenza non sia compromessa e funzioni bene! Ecco un chiodo, nuovo, mezzo fuori. Leggo la relazione: chiodo sulla sommità del pilastro..ah eccolo! Ok, e poi? Ma guarda te quella clessidrina come si è nascosta bene! Ma io ti vedo, tie!
Recupero il mio amico, e la via inizia a farsi affollata. Meglio muoversi. Sosta scomoda, fare arrivare gente, far passare il mio amico, non è facile. E continuo quasi a tremare. Giorgio sale alle mie spalle, per come è fatta la sosta e per come l'ho attrezzata, non posso vederlo. ma sento che si complica la vita, doveva traversare più in basso. Dai eh, mica scherzi, passa! E Giorgio, passa.
Daje, tocca a me, un bel tirone lungo. Un tirone da goduria assoluta, di quelli in cui la mente non pensa più a nulla: prima si supera con un passaggio atletico di forza il primo metro, poi si prosegue verticali, esposti, con ottima roccia, maniglie, clessidre, spuntoni. Metri e metri e la testa diventa quella di un bambino al parco giochi, che non sente il senso del tempo che passa, i metri di corda che scorrono. Ma meglio che l'urlo "metà" lo senta, così come "10m!", e infatti ecco il clessidrone.
Sosta comoda, e se mi sposto qualche metro in la..al sole! Godooooo! Il coronamento del tiro forse più bello: scaldarsi fino nelle viscere al sole.. Ma tornare sulla terraferma e pensare che il il tiro chiave deve ancora venire.. Recupero il mio amico godendomi le montagne illuminate dal sole, ora che anche io lo sono..
Forza amico, portami sulla cima del primo pilastrone! Parte facile, ma poi la situazione si complica un pochetto lassù, dalla fessura. Ah che bella la fessura! Ma le mani si sono già raffreddate.. Intanto la folla che stava dietro di noi si è disgregata quel tanto che serve a farci salire più rilassati, che avere il fuoco al culo per chi ti pressa dietro, anche no.
Tocca a me scendere sul massone incastrato, che da qui non di capisce essere un blocco di n-mila tonnellate di roccia appoggiato tra due pezzi di montagna: da giù si vede bene invece. Cerca la clessidrina di Gianluca: vedo il tiro chiave dove passerà, ma alla sua base nulla. Una clessidrina mini qui, e forse dai che ci sta un friends: cazzo, il giallo ce l'ha Giorgio!  Ci sta anche il rosso per fortuna. E due camosci mi passano a 10m (10m!) di distanza! Loro sì, mica noi.
Accidenti, una sosta del genere per affrontare il tiro chiave. "Gio, vai tu allora, te la senti?" "Provo dai". Prova un paio di volte prima di desistere: Madonna Incoroneta, bloccarlo su questa sosta, su quei cordoni con rinvio, speriamo bene. "Calami e vai tu, se no facciam notte", e intanto ci han raggiunto i due ragazzi dietro di noi. Sto vedendo un film già visto, un passaggio che ci frega quasi alla fine della via. No eh.. Magari invece è un altro film, sempre già visto, e io riesco a passare.
Parto, salgo un po', cerco di capire come andare, intuisco che devo cercare di aprirmi a destra, spostare piede e cercare mano. Mattia "sali con la mano, apriti, vai ancora, ecco li. Sposta il destro, apriti di più e c'è quel terrazzino. Ok, ora tirati su, è andata". Lui che l'ha già salita, si ricorda esattamente tutto, e con un piccolo sbuffo son fuori dal passaggio chiave. Ma anche sopra c'è ancora da sudare. Carico per il superamento del grado maggiore della via, salgo godendomi anche questo tiro. Yeah!!!
Ora dovrebbe esser fatta, e intanto di nuovo al sole a goderselo. Il mio amico sale ormai senza difficoltà e riparte subito alla ricerca dell'uscita. Passaggio aereo e fotogenico, e poi su a cercare la via migliore (la roccia presenta ora detriti) per portami sull'antecima.
Lo raggiungo, tutto bello contento, oramai ci siamo. Undicesimo tiro che è poi una passeggiata in cresta intervallata da un saltino roccioso. Rimaniamo legati, tanto siamo i primi, non tiriamo in testa sassi a nessuno.
Ed eccomi sulla cima del Sass d'Ortiga (anche se non sembra più alta di dove eravamo prima..), il mio amico mi recupera, solo ora noto la bellezza di questo tratto finale di cresta: senza la sua presenza blu e rossa, sarebbe meglio però!
Zaino apriti, acqua esci, pane, formaggio, foto! Si brinda! E un occhiata all'orario ci rende ancor più soddisfatti: 13e05, 5h per salire la via. Si mangia, si ride, si scherza, si contempla. Si prende il sole ora che picchia bene, ora che sono fiero delle mie braghe corte! Una buona mezzora di sollazzo, da soli, poi meglio partire che la discesa non sembra proprio all'acqua di rose.
Gianluca dice " Dalla vetta seguire i bolli rossi e le tracce che scendono verso sud su terreno scosceso e franoso. Il sentiero diviene poi più marcato e stabile anche se a tratti piuttosto esposto. Occorre arrampicare in discesa lungo molte roccette che si alternano a tratti di sentiero scosceso. Lungo il percorso è possibile allestire 3 brevi calate in corda doppia (anelli in loco, consigliate), evitando così di percorrere di discesa e slegati tratti verticali, bagnati, friabili ed esposti. " oh qui c'è da morire! Sembro io con la relazione del Canale dei Bolognesi!
La parte iniziale è solo detritica, con Giorgio che ha mal di pancia per aver mangiato troppo "Gio, il formaggio era scaduto da un paio di giorni, ma non può esser quello dai!". Dopo i prati, la roccia si compatta (per fortuna) e verticalizza: vari fittoni sparsi fanno intuire che il grado si sta alzando, am riusciamo a scendere tutto disarrampicando.
Per nostra fortuna è tutto bello asciutto, anche la placca con mezzo passaggio del gatto nella quale ci immaginiamo i gemiti di Nicola. Sembra finita, e invece no, il camino, e poi gli ultimi due metri finali dove tocca incastrarsi nel camino e poi uscirne in basso con passo strapiombante in disarrampicata: moc fadiGa! Moc bel!

Di nuovo alla forcella delle mughe, col mio amico che sbadiglia un po' troppo "dai forza, resisti ben!". Ancora un po' di disarrampicata prima di poter rimettere piede sul ghiaione, e poter ammirare il paesaggio senza dover per forza guardare a terra per non cadere. Bello il Vallone delle Lede. Bello il Sass d'Ortiga.

Discesa affollata dal Dente del Rifugio, noi invece soli soletti. Il vento ancora per un po' ci sollazza e rinfresca, ma la scottina sul collo è in agguato. Il bagno turco nei mughi pure. Eccoli i mughi, ecco i pini, e finalmente ecco il Rifugio Treviso!
Una buona e meritata birra, ci sta.
Prima di addormentarci è meglio riprendere la discesa, io mi lascio andare di corsa, voglio spremermi a modo (ah già, domani ho una gara, pirla!). Qualche sguardo alle spalle, e finalmente la macchina. 16e40, spettacolo. Aspettando il mio amico, mi cambio, toeletta, e pandoro da finire: sporco di zucchero a velo come fosse cocaina..
Che giornata spettacolare. Bravi nei tempi, bravi nei modi, bravi nel reggere la fatica (ci siam pur sempre svegliati all 1:30 stanotte!). Partiti per primi, arrivati per primi, scesi per primi: raro finire così! Peccato solo per un po' di coda che ci farà arrivare a casa 30 minuti dopo il previsto. Come prima dolomitica della stagione, non si poteva chiedere di meglio: spariamole grosse le cartucce!

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domenica 11 giugno 2017

Non vogliamo fare la fine dei dinosauri: Soldà al Baffelan

Ci sono giornate che vanno male, ma non malissimo. Malissimo sarebbe stato se non potessimo esser qui a raccontarla, e invece ci siamo, con la testa ancora sana (o meglio, uguale al 10/06/2017), sulle nostre gambe integre, anche se un po' shockkati. Però..male è andata male. 
Per una volta che non rompo le balle con l'orario: stavolta il piano sarebbe stato, visto che non possiamo partire molto presto ed essere i primi ad attaccare, partiamo molto tardi in modo che quando arriviamo le ultime cordate stanno già finendo. Ma non abbiamo fatto i conti con l'affollamento della parete, e non siamo partiti così tardi.
Ci incamminiamo alle 10e15. Fa caldo ma nemmeno troppo, di auto ce ne sono ma nemmeno troppe (troviamo posto vicino alla sbarra della Strada del Re, e ben presto ecco il paretone est del Baffelan davanti a noi. Lo Spigolo Soldà è la seconda via più facile della parete, la nostra meta di oggi, meta che avevamo nel cassetto da un po'.
Ricordavo un attacco "alpinistico" da quando salii la Carlesso, ma non così tanto e non così lungo. Oddio, nulla di trascendentale, ma è chiaro che si porta un falesista qui..gli viene un infarto. Passi di II/III-, traversi esposti, ghiaina, intervallati anche da facile camminata certo. Io che ho un po' più di esperienza, e forse anche meno senno, me la cavo quasi disinvolto, ma Stefania si vede che è sulle spine: e come dargli torto!
Arriviamo agli attacchi delle vie, trovando un bel po' di gente in parete ma anche alla base. Il nostro spigolo, tutto a destra, ha anche lui 4-5 cordate in parete e una che sta per lasciare la prima sosta. Vabbeh, ormai siamo qui, andiamo. Anche perchè scendere da dove siamo saliti senza fare delle doppie.. Mmmmm.
Cengetta esposta, canalone da saltare, paretina da arrampicare in traverso su del buon III. Insomma, l'avvicinamento alp continua fino agli spit della sosta S0. Diciamo che il proseguo della giornata, una volta legati, dovrebbe essere tutto molto più rilassante di quello che è passato!
Parte Stefania, la sosta è poco sopra, ci vedevo la ragazza della cordata che saliva appena prima di noi. Mentre la mia amica arriva alla sosta, ecco un'altra cordata dietro di noi: lui mi sembra molto esperto, lei chissà. basta che non ci pestiamo i piedi.
Parto io per il secondo tiro, ritrovando dopo un bel po' di tempo, troppo, il piacere di arrampicare. Difficoltà contenute, ma la difficoltà di mettere giù protezione, e i soli 3 chiodi su 35m di tiro, sollecitano la mente. Intanto qualche sassolino dall'alto cade: normale, il Baffelan è noto per la sua roccia non ottima, soprattutto in alto. In alto dove la cosa inizia a farsi frequentata.
Riparte la mia amica. Dopo pochi metri, tutto a destra viene giù una bella sassaiola: non una frana, ma nemmeno un paio di sassi. E sul sentiero che scende il Boale del Baffelan si trovano due signori con figlio e fidanzata (o viceversa): di certo i due ragazzi stanno insieme, a sentire quanto dopo si incazza lei.. La sassaiola li sfiora per un pelo, lei urla come una pazza (comprensibile ma..sangue freddo questo sconosciuto), urla "stupidi". Io e altri sullo SPigolo Faccio gli consigliamo di darsi una mossa a spostarsi da li. Mi chiedono indicazioni, si scopre che hanno sbagliato strada "ecco, con te sempre a perdermi o a rischiare la vita!" dice lei con lui. Mi ricorda qualcosa e qualcuno: sono di certo fidanzati.

Stefania continua a salire, con qualche empasse sul passaggio più duro. Altri sassi sall'alto. Fischi. Non sono uccelli in picchiata, sono sassi, pietre, grossi anche come un piede o più. Arriva la cordata dietro di noi, lui recupera lei, un bel sassone scende, come altri dalla parete, ma questo proprio sopra di noi e sfiora il tallone di lei. Lui "no no, da qui scendiamo, c'è da rischiare troppo!", stavo pensando la stessa cosa. Non sono più allegro come al solito. Sangue freddo.

Stefania arriva in sosta, tutte le manovre del caso, provo a urlarle per vedere se mi sente, ma i 40m, il vento e la conformazione dela montagna non ci permettono di sentirci. Vorrei si calasse senza che debba salire io: nulla. Informo i due che credo che dalla S0 si possa scendere giù dritti in doppia a cercare le soste del "Super Raccordo", via sportiva recente.

Salgo, veloce, non voglio stare in parete nemmeno un secondo più del necessario. Cazzo, perchè siamo ancora in parete?! Cazzo, speriamo di cavarcela. Fischi. Vedo la mi amica, speravo la sua sosta fosse al riparo, e invece è esposta a tutto ciò che può scendere dall'alto, La sua faccia è visibilmente preoccupata: non sarà espertissima, ma ha capito la situazione. 
Veloce prepariamo longe, machard, le corde per calarci. Madonna quanta gente sopra, e quelle bestie sul versante nord (che poi quelle vie finiscono in comune alla nostra, ed è da lì che è scesa la sassaiola di prima sui 4 escursionisti). Rapidi. Ma rapidi non si può, la rampa obbliga a parecchie soste per prendere in mano le corde e lanciarle verso giù. Bon, a S2, al riparo, un po'. Dai Ste, arriva presto da me.
Eccola che arriva, ho già infilato il capo di corda da recuperare nell'anello per fare prima. Ora speriamo solo la corda scenda e non si incastri. Dai cazzo. Viene tutta, via giù tutta, ora scende molto meglio, molto più scorrevole: parete più dritta. Giù fino alla S0, e da su vedevo che la cordata di prima si stava calando dove gli avevo consigliato. Se non torna su, vuol dire possiamo farlo anche noi.

Non torna su, possiamo andare. Una volta scesa anche la mia amica, un occhiata alla guida che conferma la presenza del Super Raccordo, e forse con un altra sola doppia ci stiamo. I sassi che ci volano intorno stavolta sono anche dovuti al recupero della nostra corda. Dai cazzo, vieni giù tutta, nodo non incastrarti, facci andare via presto di qua. Nervi saldi.

Impossibile lanciare le corde, i primi 15m sono poco pendenti e pieni di ghiaia, che poi ci tireremo addosso porca vacca. vado io a esplorare, scendo, smatasso, raccolgo, lancio, rilancio, due palle, velocità lenta. Finalmente la parete di raddrizza, scendo ma nodi da sciogliere. Mi sa una doppia sola non basta, ma ecco una sosta, bene, mi ci fermo e chiamo la mia amica.

Per fortuna sosta leggermente defilata, perchè di roba in testa le corde ce ne lanciano. Ora del recupero, non bloccarti. Non annodarti sui mughi. Forza bella mia, vieni da noi. Viene. Fiuu. manca poco forza. Altra doppia, la quarta: tre tiri di corda e quattro doppie per scappare. Mi calo per una 40ina di metri, poi meglio fermarsi qui e dopo proseguire e piedi: Troppi sassi che ci tireremmo in testa a recuperare le corde.

Iniziamo ad andare meglio, ma finchè non siamo sul sentiero non mi sentirei fuori dai pericoli. Il sole, ci mancava lui a farmi sentire la scottina di ieri sul collo. Ecco la Ste, forza, la vedo un po' più rilassata rispetto a prima: il nostro solito ridere e scherzare è morto sotterrato dai sassi che ci fischiavano intorno. "Ste, metti le scarpe e scendi, ti faccio su la corda e intanto vai".

Quattro recuperi di corda nella speranza di nessun blocco, di nessun incastro, di pochi e innocui sassi lanciati addosso dal recupero stesso. Male alla braccia, vacca se è dura. Ecco il nodo, ecco tutta la corda. Fatta su, tieni amica, ora vai. Dopo poco ci troviamo sul sentiero, rifugiati nella grotta, all'ombra dal sole e al riparo dai fischi. 
Ora possiamo rilassarci, o meglio, mollare le tensioni, scaldare quel sangue rimasto opportunamente freddo. Un abbraccio di gioia, siamo interi. Esageriamo? Beh forse sì, queste cose fanno parte del gioco, ma io così tante "cose" scendere dall'alto non le ho mai viste. Non le ho mai subite. Mangiamo e beviamo qualcosa e decidiamo il da farsi.

Con chiacchiere che risparmio, ci dirigiamo alla Spigolo Faccio: poco convinti, ma desiderosi di provarci, per vedere un po' la testa come sta. Basta che ci sia una cordata sopra, e si va alla birra diretti, fuck! Non c'è nessuno, ci prepariamo e parto.

Questa via l'ho salita già due volte. Prima volta come ripiego da Cumbre, troppo dura per me (ma anche Nicola non lo vedevo molto a suo agio a quei tempi). La seconda con un vecchio amico fresco di corso A1 che si trovò in difficoltà su un tratto aperto e senza protezioni già in loco. La terza volta, non finirò la via. 
Divertente il primo tiro, lo trovo purtroppo abbastanza unto. Passagi non banali e sempre abbastanza verticali, ma cercando e ravanando delle maniglie si trovano. Ecco la sosta, faccio tutto, mi guardo giù, ma già penso che la giornata finisce qui. Nonostante i miei "sei sicura?" mi rendo conto stiamo forzando troppo la mano oggi. Non c'è più divertimento, solo preoccupazioni e affanno: si è persa la poesia di questa passione. Per oggi.
La mia amica sale, non agilissima, ma è prima di tutto normale per il grado, e secondo è più che plausibile per quello che abbiamo appena passato. Mi raggiunge finalmente, mica tanto in bolla, e siamo d'accordissimo sul fare la quinta doppia. Flash: questa è la maledizione del Mars! Oggi me lo sono dimenticato, e guarda che succede!
Orecchie basse, sguardo vago, mente con qualche crepa. Ritorniamo mestamente all'auto riflettendo sulla giornata. Non è stata una bella giornata. Certo, ha insegnato un paio di cose: uno, si parte presto, fine dei giochi; 2, beh a scappare siamo stati efficienti e sopratutto calmi! Niente crisi di panico ma portare a casa le chiappe!

Oggi è andata così: è andata male, ma non malissimo. Non abbiamo fatto la fine dei dinosauri.

Qui altre foto.

sabato 10 giugno 2017

Sogni e follie: 00 (crinale) dal Passo del Cerreto al Corno alle Scale

Come mi vengono in mente certe cose? Cosa mi passa per la testa?
Mi sdraio sul lettino dello psicologo, e vi racconto. 
Di solito ne faccio una all'anno di queste minchiate: ad aprile ho già fatto la Via degli Dei in29h non stop, perciò sarei a posto per il 2017, ma.. Ma c'è un weekend della madonna dal punto di vista meteo, tanta voglia di alta quota ma nessuno disponibile per andarci. Tento di proporre una due giorni in Dolomiti, ma anche lì picche. Ci spero fino alla fine, infatti mercoledì sera spingo i miei allenamenti di corsa percorrendo 18,5km: avessi saputo che pochi giorni facevo questa cosa, non l'avrei fatto.

E niente, c'è pure Luna Piena. Uffa, devo approfittarne! Un bel trail autogestito allora, ma quelli che trovo sono "economicamente dispendiosi" (andare fino in trentino da solo, ha un certo costo che adesso non voglio affrontare). Ehi, ma l'Appennino che dice? Cinque anni fa, dopo aver corteggiato questa sgambata a lungo, percorsi lo 00 dal Corno alle Scale al Passo del Cerreto: potrei ripetere quel giro.

Cinque anni fa partii al sabato mattina verso le 5 da casa, quindi dopo aver dormito. Auto, treno, bus, e alle 10 in cammino dal Corno alle Scale, per arrivare verso le 10 in zona Passo del Cerreto dove mi veniva incontro Marco, per poi arrivare al Passo del Cerreto quasi alle 13 e tornare con Marco. 27h, 73km. Spulcio gli orari dei mezzi pubblici, mi metto d'accordo per arrampicare domenica, quindi se voglio far sta cosa devo starci in meno tempo.

Scuole finite, orari bus cambiati. L'unica possibilità è prendere alle 15e35 il bus a Reggio Emilia che mi porta alle 18e15 al Passo del Cerreto, e per rientrare dal Corno alle Scale alla stazione di Bologna c'è un bus alle 12 e uno alle 18. Dai, quello delle 18 ce la faccio di certo, spero anche quello delle 12 magari! Bon, si fa, giovedì sera preparo tutto, carico la macchina, e vediamo se venerdì mattina ho ancora voglia di questa piccola follia.

Volevo fare lo zaino piccolo, esser leggero, sgaggio, per poter "volare". Impossibile. Senza ristori, viaggiando di notte quando rifugi e negozi ai passi sono chiusi, rare fonti d'acqua, mi tocca partire con 3,5l di acqua, cibo, un minimo di vestiti. Zaino da 20l, quasi bombato. Pace. Tanto vale mi compro anche il pane. Dai, ho ancora voglia.

Esco da lavoro, fatico a parcheggiare in stazione a Modena, finirò di cambiarmi poi al Passo del Cerreto, volo a prendere il biglietto. Si parte. Ma posso ancora tornare indietro. Posso, ma voglio? Ziocca, non sono Braveheart, c'ho paura comunque a camminare e correre di notte da solo per boschi e crinali: cinghiali, scivoloni, cadute, .. Paura ma anche gioia, ricerca di pace, "meditazione fisica", allenamento mentale. Dai, vai.

Ecco il bus, salgo, cerco di dormire che stanotte non lo farò (o come cinque anni fa mi accascerò "come corpo morto cadde" sul crinale a dormire una mezzora, completamente distrutto e in preda ai colpi di sonno?). Dormo poco, dormo male. Arrivo a Castelnuovo: il bus dovrebbe continuare fino al Passo del Cerreto, ma scendono tutti, che strano. Io sono nel sedile dietro il conducente, impossibile che non mi veda.

Alza il volume della radio. Vabbeh, si rilassa, avrà visto siamo solo in due, chissene. Ma che strada strana, ma..l'autorimessa?! "Ehi, ma non prosegue per il Passo del Cerreto?" "Ma che ci fai ancora su? Castelnuovo era il capolinea, dovevi prendere la coincidenza" ma porcaputtana, che faccio ora? Mentre sta per entrare nell'autorimessa, l'autista scorge il collega che sta per uscire, gli suona e lo ferma, mi dice "sali con quello la va la!", e quello la che dice "che fai, ti porti il lavoro a casa?"

Tutto stava per andare a ramengo per un banale fraintendimento. Tutto però si è aggiustato nel migliore dei modi: allora è giusto che continuo. Non li ricordavo così scomodi gli autobus, e tutte le buche per strada si sentono in doulby surround fisico. Cielo nuvoloso, ma meglio, basta che poi si rassereni quando sorgerà la Luna.

Ore 18e15 eccomi al Passo del Cerreto. Approfitto del bar aperto (il prossimo locale sarà all'Abetone, tra 15h..) per un caffè, facciamo due. Ormai da qui non torno più indietro, devo andare (a meno di riprendere il bus domattina e stanotte dormire chissà dove e chissà come). Mi avvio sulla strada, mi fermo su un muretto per cambiarmi, ungermi (fondamentale per evitare vesciche), bere, mangiare, e..go!

Le preoccupazioni, i vari "ma ce la farò?", "ma perchè?", e le bestie selvatiche al buio?", "il freddo?", "il caldo?", "la fame?", "la sete?", "i muscoli?", "il ginocchio?", si zittiscono. Ora c'è solo da andare. Sì, ci sono vie di fuga, ma..non ci si guarda indietro. Andare, spegnere la mente e lasciarsi guidare dal flusso, dal flusso che cerco di crearmi attorno.
 18:26 Passo delCerreto 1261 mslm:
0 D+; 0 km; 0h.

Dopo pochi minuti sono in mezzo a delle case, senza segni che mi indichino dove andare: provo di la, e una ragazza arriva provvidenzialmente in auto e mi indica di andare da un'altra parte. Partiamo bene! Ma può essere un altro segno che sto facendo la cosa giusta e che andrà bene. Poi il sentiero diventa piacevole, anche un po' di sali scendi su cui correre, sassi da saltare, salite da sudare. 
Sudare, vacca bestia che caldo, sono già fradicio: ok la maglietta di ricambio ce l'ho, ma pantaloncini e mutande no. Sentiero poco chiaro e mi perdo, ma 50m, perchè qui lo so che di segni ce ne devono essere spesso, e se non ci sono vuol dire che stai sbagliando, e uno sbaglio così presto ti ammazza il morale.
Gli scorci fuori dal bosco mostrano le ruvide montagne dell'Appennino Reggiano, il Gendarme della Nuda e l'altra "roccia" attorno a se. Verde brillante e cielo che si è schiarito e mostra le sue tonalità azzurre. Passo per il Bivacco Rosario, testone che si possa fare, ma poi devo tornare indietro e salire verso il Passo sotto il Monte la Nuda.
Bello, bellissimo, il paesaggio, la solitudine, il silenzio. Troppe mosche che rompono le scatole. Mi maledico: ma perchè arrivare a fare queste cose senza la "settimana di scarico"? Perchè quei 18,5km mercoledì sera? Perchè partire senza dormire prima? Perchè certe idee nascono e sbocciano improvvisamente, e non puoi frenarle quando sono così dirompenti. Perchè tanto non gareggio con nessuno: più è dura, più sarò soddisfatto di me stesso.
Salgo fino in cima al Monte la Nuda, col paesaggio che si apre a 360°: e tra questi gradi ci sono pure i prossimi km che mi attendono. I prossimi, non tutti: vedo fino al Monte Prado, ma li non sarò nemmeno a metà. Minchia.
Cerco di bere spesso, di scorta ne ho, mangiucchio, non voglio bruciarmi, voglio preservarmi. Comincio a scendere, mi aspetta un tratto bellissimo:dopo una sassaia, il sentiero sta leggermente sotto il crinale geografico e taglia di traverso un pendio verde, tutto in single track ed anche sposto. Non si può mettere il piede in fallo, ma la voglia di lasciarsi guidare dalla gravità (e dalla forza nelle piccole risalite) vince sulla paura. Estasi. Libidine. Libertà.
Pezzi all'ombra mi segnalano che il sole inizia ad abbassarsi, ma voglio arrivare al Passo di Pradarena prima di buio. Risparmio di energie a ramengo, troppo bello correre qui, corri! Eccomi al Passo Belfiore, si entra nel bosco ma si continua a correre spensierato e frivolo in mezzo a faggi bitorzoluti. Poi il sentiero diventa forestale, e la magia svanisce: mi calmo e cammino.
20:30 Passo della Pradarena 1579 mslm:
2h totali. 
Cerco invano una fontana, una fonte. Il prossimo approvvigionamento d'acqua sicuro è solo al Passo Radici, lontanuccio. Non c'è un cazz. Amen, in marcia, i cartelli dicono 4h30 al Monte Prado. Dopo poco bosco, esco di nuovo, ancora forestale (me la ricordo questa, lungaaaaaa), luce solare che se ne va, nuvole che ne offuscano il tramonto e luce tenue, quasi non luce sulle Apuane. Su questo terreno senza pendenza cammino, e dietro l'angolo (uno dei tanti) ecco che sorge la Luna. Dietro un altro, una fonte. Due fari nell'avventura.
Ci sarebbe da avere paura. Da soli, in mezzo al nulla, dove magari anche il telefono non prende. Il buio che sta per arrivare, quel silenzio assordante interrotto solo dal vento che quando muove gli alberi ti fa paura pensare "oddio chi c'è?!". Invece mi sento a mio agio, a casa, non certo padrone del luogo ma padrone di me. Libero.
Un auto ferma e un signore che mi vede passare correndo, chissà cosa penserà. Poi si torna in single track, erba alta dentro la quale scommetto pullulano le zecche (e infatti tra un po' di ore me ne toglierò parecchie), paesaggi quasi sterminati e senza apparente meta. Si passa di qua e di la dal vero crinale, ormai è buio davvero, ormai posso fermarmi a mangiare qualcosa e mettermi la frontale.

Ma porco cane che freddo! Vento e bagnato, mix perfetto per non farmi rimpiangere lo zaino grande dentro il quale ho potuto mettere scaldabraccia e guanti! Riparto, tratti esposti e qualche inciampo che mi fa pensare "oh nano, dai concentrati su". Peccato, il cielo si è velato e la Luna sta dietro.

Al buio mi tocca l'Appennino Reggiano che conosco, bella storia. Passo nella zona dove cinque anni fa un colpo di sonno mentre camminavo mi fece capire che era meglio sdraiarsi e dormire un po' li dov'ero. Coi cinghiali, come le bestie. Stavolta no, proseguo: che cazzo, alla Via degli Dei ho tirato dritto per 29h (diciamo che in 49h ne ho dormite..0,5), ce la farò bene oggi.

Tratti di crinale puro, aereo, spazioso. Passo di Romecchio, e ora la salita fino al frequentato Prado, una salita che ho fatto tante volte, ma non con questi km sulle gambe e nella testa: fatti, e da fare. Bastoncini e salire, bere spesso e camminare. Il profilo del Cusna mi affianca, quello del Prado appare dopo il Castellaccio. 
23:09 Monte Prado 2054 mslm:
4h40min totali.

Il Monte Prado è la massima elevazione sul crinale emiliano, ma ben più basso del Cusna che gli sta di fronte. Cercando riparo dal vento, è ora di fermarsi a sedere un altro po', ma non troppo che si gela. Non pensavo avrei avuto tanto freddo. Mi guardo dietro e guardo avanti, la Luna debolmente mi mostra la strada. 
Ora ci sarebbe quel bellissimo tratto da correre come fatto altre volte: ma a buio ho un po' paura, sono restio. Ma ho pure paura di esser lungo, di non fare in tempo per il bus delle 12; e prendere quello delle 18 vuol dire arrivare a casa davvero tardi.. Mi faccio coraggio, o meglio tiro fuori il bambino che è in me e uccido l'adulto: corri!
Altri tagli di pendii, verde che non si vede ma c'è, sentieri stretti dove il concetto di "mettere un piede davanti all'altro" è proprio perchè di fianco non ci starebbero. Entro nel bosco che preannuncia l'ultimo tratto per il Passo delle Forbici, non riesco a non correre anche qui, nonostante tema parecchio di spaventare in modo troppo brusco qualche animale. Che poi si sà: a volte per loro la miglior difesa è l'attacco! Un riccio lo trovo, ma di lui non ho paura.
Passo delle Forbici, ultimo baluardo dell'Appennino conosciuto e quindi non temuto. Pausa con mezza RedBull (meglio giocare d'anticipo), cibarie varie, e ripartire prima che il freddo mi ripigli. E in tutto questo, la tosse. Già, forma fisica al top con un raffreddore e una tosse che mi sa siano nate in Marmolada e non vogliano morire. Gola in fiamme fin dalla partenza, e ora che inspiro aria fredda e via orale (ebbeh, si sa che quando manca fiato per via nasale, si passa alla bocca), è proprio un inferno.

Mi aspetta il tratto che temo di più. Perchè? Perchè ho paura di perdermi nella zona prima del Passo delle Radici, perchè anni e anni fa successe con un'uscita degli Alternattivi, quando conobbi Marco. No, non quella dei 28 escursionisti disperi la notte del 14/02/2008 (o 2009?) nella zona del Lago Santo Modenese, ma un'altra, ben più innocua ma che mi ha lasciato questo ricordo di questo posto. 
Passo del Giovarello con comoda sterrata, poi riparte il sentiero. O meglio, torno a cavalcare il crinale (a destra prati e a sinistra faggi piccini) piuttosto che stare sulla carareccia bassa. E qui incontro un rospo, per un pelo non lo pesto con la luce debole della mia frontale scarica: a casa riguardo la foto che gli ho fatto, e la didascalia mi viene automatica "che ti guardi, pezzo di matto?".

Bellissimo questo pezzo di cavalcata, riprendo anche a correre. Ricordo di esserci già passato, solo dopo mi verrà in mente quando: Apicella Trail. Anche un po' di roccia a usurare le mie scarpe e a ricordarmi la voglia che ho di arrampicare. Il vento soffia, mi accarezza e ormai quel suo vociare sulle foglie non mi fa più paura. Anche se temo i maremmani dei greggi, come successe cinque anni fa..

Continuo su questo splendido pezzo di schiena dell'Appennino, e dietro un cespuglio, a due metri da me, un tasso! Che non mi sente, non mi vede (eppure lo sto illuminando) intento com'è col naso nella terra. Sto per tirare fuori la macchina fotografica, poi penso a che razza di artigli ha un tasso e..opto per fargli paura e mandarlo via, che non si sà mai..

Non mi perdo invece, gironzolo nel bosco prendendo direzioni che vanno contro il senso dell'orientamento,  incontro cartelli che mi fanno un po' incazzare, e poi questo "Alta Via dei Parchi" che ho sempre a vista. Bevo, sorseggio dal cammel back, avidamente, tanto a breve trovo una fonte: non ti azzardare a non esserci, se no muio di sete! 
01:41 Passo delle Radici 1261 mslm:
1905 D+ totali
33,87 km totali.
7h10min totali.

Sosta un po' più lunga del solito, il tempo di rifornirmi di acqua, mangiare, mandare un messaggio all'amica che da casa "segue" queste scorribande e che sopratutto conosce le mie ultime volontà: nel caso che.. Disfa lo zaino, rifallo, mangia, cambia frontale e metti la più potente. Ed è ora di bilanci.

Cinque anni fa qui ci arrivai alle 22, e mi pare fossi a metà. Ero partito alle 10 (o alle 11?) dal Corno alle Scale, 22-10 fa 12, quindi allo stesso passo dovrei arrivare alla mia meta alle..14e40. Azz, sconforto, niente bus delle 12! A meno che ci metto più birra, magari quest'anno sono più in forma, chissà. Se no pace, inizierò a scrivere su tutte le chat e su facebook se qualcuno è in zona e mi possa dare un passaggio a una stazione, o farò l'autostop, oppure morirò sotto un albero con tre birre medie ad aspettare il bus delle 19 e amen.

Riparto, asfalto per un bel tratto coi bastoncini che stridono per spaventare le belve feroci. Poi, si torna su sentiero, con la Luna che appare e scompare dal bosco. Boh, dai, cerchiamo di spingere che non voglio arrivare a casa tardi ed esser stanco domenica. 
Poi arriva il cartello che ti ammazza. Alle 3e30, il cartello dice "Abetone 12h"! Che poi, perchè tanto sconforto? I tempi indicati li dimezzi tutti no?! E invece un pochetto mi demoralizzo. Sarà forse anche l'oscurità, il non vedere lontano, il non fidarsi del corricchiare, o la stanchezza che avanza. Va beh ciccio, sei qui, vai. Che scelta hai?
Si riparte a macinare km, canticchio qualcosa (purtroppo anche Despacito, volente o nolente è un ritmo che penetra in testa), ma parlo poco da solo, o meglio parlo poco a voce alta. Sono nella zona dove l'altra volta qualche maremmano mi fece ben paura. Ora sono al buio, col mio frontalone voglio vedere lontano per vedere prima la bestia che considero più pericolosa.

Invece scorgo vari caprioli. Salgo, scendo, traverso sul lato toscano, nessuna traccia di greggi: ma ogni tanto sento odore di bestiame, mi prende un colpo, mi guardo intorno, poi realizzo che potrei pure essere io a emanare questo odore! Tratti esposti e sconnessi, devo riprendere lucidità e guardare bene dove andare, e nel mentre approfittare delle discese per prendere un po' di spinta e guadagnare tempo. 
Raggiungo il Colle della Bruciata, o Passo della Porticciola, che le prime luci si fanno spazio nel cielo. Dai dai spingi che magari ti godi l'alba dalla vetta del Monte Giovo! Spingi..son stanco, non riesco a spingere: non siamo piante, ma di certo il nostro organismo funziona meglio alla luce del sole. La notte uccide la testa. E se mi muore la testa, il fisico collasserà.
Il cielo si infuoca dietro il Monte Cimone, ma l'alba è anonima, o meglio, la palla di fuoco non si vede, resta nascosta da nuvolaglia che si tinge di rosso. Pur sempre uno spettacolo. Pur sempre un "risorgere" che ti fa venire voglia di rinascere anche te, sfatto come sei da 11h di cammino e corsa. Pause ripetute, poi ecco la croce laggiù.

Monte Giovo, teatro di meravigliose giornate di alpinismo invernale quest'anno. Teatro anche di passeggiate estive, di pianti di ex morose, insomma un sacco di ricordi. E quando sei solo, i ricordi affiorano, sembra i tuoi cassetti della memoria stiano subendo un trasloco brusco e confusionario: o forse sono entrati i ladri in casa e stanno rovistando ovunque? Ladri o disperazione? 
5:30 Monte Giovo 1991 mslm:
919 D+ parziali, 2824 D+ totali.
13,97 km parziali, 47,84 km totali.
3h40min parziali, 10h50min totali.

Al riparo sul lato nord, sotto la croce, mangio e bevo, e faccio due conti. Posso in 6h30 arrivare al parcheggio? Fai che dall'Abetone al parcheggio ci metto 4h, vuol dire che all'Abetone devo arrivarci per le 8: son sempre più scettico. Ma sono anche fiducioso di farcela però: non in x ore, ma in x+n. Speriamo quelle n non siano da forno sotto il sole! 
Chissà se il Tex laggiù è sveglio e osserva questo pirla che a quest'ora pasteggia in cima. Dai mo, partire, con le gambe durette, gambe fatevi vedere..cosa vedo?! Una zecca. Toglila. Un'altra. Toglila. Un'altra. Insomma quell'erba alta ha regalato parassiti! 5-6 bestiacce su una bestiaccia più grossa. Grazie però, così sto a sedere un altro po'.
Monte Rondinaio, laggiù, più bello se innevato, ma ora che è scoperto noto delle cenge per raggiungerlo e dei passaggi mica tanto T! Iniziano le salite in cui "guarda solo per terra, non su, per non vedere quanto manca!", pause, e finalmente cima. Uno sguardo tutt'intorno, alla strada da percorrere, e a quella percorsa. Allora dai, adesso correre in discesa, se no il tempo non lo guadagni!
Non ce la faccio. A parte che scendere dal Rondinaio non è proprio agevole, e poi son stanco. Devo risparmiarmi o rischio di bruciarmi. Correrò dopo. Mi gusto i profili rocciosi della bella est del monte, e del caratteristico pinnacolo a Il Passetto. Nessun umano in giro: bel mondo questo.
Pausa cacca, ne approfitto per togliere i pantaloni corti da mtb (utili per le tasche, ma da cui ho tolto il fondello che non mi serve) che ho sopra quelli "attillati" corti da corsa, cambio maglietta, e un po' mi sento rinato. Osservo lontano, faccio due più due dei cartelli: no eh, Femmina Morta e Alpe Tre Potenze saranno mica da salire!
E invece i cartelli di Foce Giovo sono inconfutabili: devo salire anche quelle. Avanti! Trovo la fonte dove ricordo cinque anni fa ricevetti una quasi proposta indecente (e chi legge chissà che viaggi si farà adesso), m'abbeverò e avanzo. Ho voluto la bici? Cazzi miei.
Le foto iniziano a scarseggiare. Il sole inizia a scaldare. Non posso permettermi distrazioni, di perdere la concentrazione,la stanchezza non può insinuarsi nelle fessure dei movimenti e gesti non necessari. Salgo La Femmina, salgo le Potenze. E in cima ad esse mi prendo due pasticche di Enervit, rigorosamente scadute da 9 mesi. Vediamo se funzionano lo stesso, che ne ho bisogno.
Mi forzo di correre la discesa, capisco che il Monte Gomito è più lontano di quello che credevo. Ma sento che sto riprendendo fiducia, mi sto ricaricando, lo sconforto e la stanchezza non sono più alleati contro la forza di volontà. Che poi, ora ho capito. Il buio non ti permette di vedere, di vedere in che bei posti ti trovi, di spaziare con l'immaginazione verso l'orizzonte, verso altri progetti. Il buio ti tiene imprigionato in pochi metri quadri, come correre sul tapis roulant. Ora basta tapis, libertè!
Perdo il sentiero, torna su, rieccolo. si passa a destra dei Denti della Vecchia, non vado a complicarmi la vita lassù, lo 00 passa giù, e io lo seguo. Che poi anche qui un piede in fallo vuol dire un bel ruzzolone. La rete delle piste, il passaggio tra esse, ed eccomi di fianco agli impianti. Ora posso vedere piuttosto nitidamente Libro Aperto e Corno alle Scale. Vedo la fine.
Mi sento meglio, ma non ancora ripreso. Discesa di agonia verso l'Abetone, prima su pezzi di pista, poi per sentiero ricco di fottuti sali scendi: perchè salire?! Il bosco di abeti sempre più afoso, meglio i freschi faggi, e guarda quel faggio com'è ricurvo! Sarebbe perfetto per sdraiarsi sopra. Riposare un po', ci vorrebbe.
9:25 Abetone 1388 mslm:
598 D+ parziali, 3422 D+ totali.
12,18 km parziali, 60,02 km totali.
3h45min parziali, 14h35min totali.

Quelle 12h sono state dimezzate, ma in 2h30 impossibile arrivare al bus. Sai che c'è? Vado al bar e mi siedo! La civiltà non è piacevolissima da ritrovare quando essa significa una manifestazione e gara di moto da trial.. Ma due caffè, un succo, due paste e una coca cola e una mezzora di tavolino, fanno bene, eccome!

Mentre la barista mi parla capisco che tosse e raffreddore devono aver intaccato anche le orecchie: che cacchio, non la sento mentre parla! Che tappata ragazzi! Intanto messaggio a Stefania e a mia sorella "Sorella tutto bene, sto facendo una delle mie minchiate".

Diventa tempo di alzarsi, di raccogliere le forse, di risvegliare gambe e spalle (lo zaino!) dal torpore e da quel "ma ziocca ora che stavamo bene ci rimetti a faticare?!". Forza, che manca poco e ce la facciamo! A caccia della fontana, 1km regalato alle mie gambe. E ripartire con 3,5 kg d'acqua sul groppone, si sente. 
Imbocco il sentiero per il Libro Aperto, un sali scendi che mette a dura prova la testa: sembra giri verso direzioni errate, ma c'è solo questo. Seguo, seguo, altra pausa wc: il corpo deve star bene per reggere. Il caldo non è ancora opprimente in questo bosco ombreggiato, e un debole vento mi fa ben sperare per il dopo. La tosse va meglio: stanotte ho penato, forse ora la mia gola si è calmata.
Il Monte Majore non me lo ricordavo, ma ora che sono fuori dal bosco la strada è chiara: su di la! Altri cartelli che ammazzano: 6h30 al Duca degli Abruzzi. Sono le 11, se ci metto questo tempo sono spacciato. Invece no, il ristoro e la pausa sono serviti, sono tornato a dimezzare i tempi dei cartelli!

Sulla salita al Libro Aperto, l'ultimo salitone (non l'ultima salita) incontro Edoardo della Val di Nure. Buon passo anche lui, in compagnia di un cane scuro a pelo lungo (poraccio), con cui parlo mentre saliamo insieme (anche lui vuole arrivare al Duca degli Abruzzi e poi scendere in toscana e rientrare in bus). Naturale che venga fuori cosa stia facendo ("Ma te da dove sei partito?"), e naturale che quindi si vada sul discorso "il fisico segue poi quello che gli dice la mente a un certo punto". 
Si finisce a filosofeggiare, a quell'esempio del nuotatore che haattraversato l'adriatico senza fermarsi, quando i medici sostenevano che le articolazioni delle spalle possono regge al massimo x rotazioni di fila: lui ne fece tipo il quintuplo. E nuota ancora.. Finchè il ragazzo mi fa "vedi anche io nel mio piccolo, mi manca una mano ma arrampico lo stesso, e da secondo il 6a lo faccio".

"Ti manca una mano?!" Non me ne ero accorto, e gli dico proprio così! Quando sento certe cose, o ripenso ad amici che hanno problemi di salute gravi ma fanno quello che fanno, mi sale una forza d'animo che "ma io di che cazzo mi lamento?! Dacci dentro coglione!". 
E ci do dentro. La salita al Libro Aperto sarebbe evitabile. Ma sto facendo lo 00, tutto, voglio farlo pulito, senza scorciatoie. Su dritto mentre saluto Edoardo sperando di rivederlo più avanti. Questo strappo quasi me lo bevo, rinvigorito dalla sosta e dal traguardo ormai vicino. Da quel tratto di crinale della Marcia dei Tori che me lo fa sentire amico.
Cima del Libro Aperto, bevo e ribevo, il cammel back è santo in queste traversate. Mangio, mi guardo intorno a 360°: non si vede più da dove sono partito, ma si vede dove voglio arrivare. Dove arriverò! La vicinanza della meta, della vetta, è il viagra migliore che c'è. Caldo, tanto, metto il cappello, ci manca solo che mi stenda un colpo di sole. Mosche di merda.
E ora, si torna a divertirsi. La sofferenza c'è ancora, ci sarà ancora nei tratti di salita o nelle discese dove sento le temute vesciche affiorare ai piedi (falso allarme, solo sensazioni). Ma sono di nuovo in single track, sul crinale, toccando il cielo con un dito, ogni balzo mi allontana dal suolo e avvicina alle nuvole. Vabbeh, nuvole, cielo ultralimpido in realtà.

Sali scendi numerosi, tratti tecnici in discesa e in salita. Trovo per terra l'Acchiappasogni che era appeso allo zaino di Edoardo, lo raccolgo nella speranza di ridarglielo. E ci riesco, perchè lui sta tornando indietro dopo essersi accorto di aver perso il telefono.. Lo risaluto, purtroppo non posso aiutarlo.

Discese, e salite. Un tratto l'ho percorso tempo fa con un trail autogestito che ricalcava il Cima TauffiTrail. Vengono un altro paio di dossi, poi ritrovo il terreno della Marcia dei Tori: lo conosco, le risalite da compiere sono solo due. Solo. E invece no, dietro ogni discesa (corricchiata spensierato) si nasconde una salita (breve, ma tra fatica e caldo..). 
Dopo tutte queste ore da solo, ora la popolazione umana si fa largo. Biker ed escursionisti di ogni specie, che quando vedono arrivare questo cinghiale imbizzarrito si spostano quasi subito per lasciarmi strada: bravissimi, non fatemi fermare che ripartire potrebbe essere dura!
13:13 Passo di Croce Arcana 1669 mslm:
977 D+ parziali, 4399 D+ totali.
12,73 km parziali, 72,75 km totali.
3h10min parziali, 17h45min totali.

Eccomi al passo finalmente. Mi siedo e mangio e bevo: potrei strafogarmi, ma meglio non tirare i remi in barca subito! Nuovo messaggio, ma non prende. Arriva anceh Edoardo, al quale offro due biscotti mentre Buck si è rifugiato sotto un 4x4 al riparo dal sole cocente (non lo so ancora, ma mi sto ustionando collo, braccia e cosce). 
"Ragazzo ti saluto, devo andare che se mi fermo troppo, addio" e vado. Salita alle antenne, e poi la vista dello Spigolino: ziobo lo scoglio della Marcia dei Tori, devo salirlo? Lo 00 ci va? Se sì, devo. E per l'appunto, devo. Testa china, lo sguardo non deve alzarsi per non mostrare alla mente quanto manca.
Cima, anche questa, l'ultima? No. Per esser coerente fino alla fine devo salire anche il Cupolino ed arrivare al Passo dei Tre Termini, confine tra Bologna, Modena e Toscana. Mi siedo con le gambe a penzoloni, Dio come stanno bene i piedi sospesi in aria senza dover sostenere del peso!

Andare o fermarsi ancora' Dai forza che manca poco! Discesa dalla vetta, in vista di una nuova salita per arrivare al pianoro del Lago Scaffaiolo. Supero di nuovo una coppia che avrà pensato "che due palle questo", e quasi nei pressi del lago (ma perchè non mi sono portato il costume?), tiro dritto sullo 00. 
Popopo popo po, ormai il morale è alto, l'obiettivo a portata di mano, la birra vicina. Ecco la cima del Monte Cupolino: questa è davvero l'ultima salita. L'ultima: parola che può essere dolce o amara a seconda dei contesti. Quello che sto facendo è dolce o amaro? Nel durante direi che dipenda, ma nel dopo..è meglio del miele.
Monte Cupolino, di nuovo sguardo intorno a me, ma fugace, perchè voglio scendere al più presto ormai, abbracciare la fine. Eccomi al Passo dei Tre Termini, di nuovo senza pausa, voglio scendere. Voglio andare a morire sotto un albero con tre birre medie, sperando magari di trovare una faccia amica, o un'amica che mi venga a prendere. Bella è la solitudine, ma anche la compagnia fa mica schifo!
Lo 00 è finito, lo abbandono, devo chiudere la traversata. Discesa su terreno spesso brutto, incorribile, ma non voglio correre. Basta. Riposo. Treni da prendere ne ho, ma tardi. Ho tutto il tempo del mondo adesso. Vorrei solo un bar, una piscina fredda, dei vestiti puliti, mangiare, dormire.
Arrivo all'asfalto, mi guardo intorno, porca puttana sta a vedere che non c'è nulla di aperto! Ma che ti venga.. Cerca la fermata del bus, almeno quello, poi valuterò. Cammina, asfalto, gambe sporche, ecco la fermata. Ma.. gli orari.. non sono quelli che ho scaricato.. in base a questi, NON ci sono più bus per tornare giù!

15:07 Parcheggio impianti 1471 mslm:
299 D+ parziali, 4698 D+ totali.
7,24 km parziali, 79,99 km totali.
1h45min parziali, 19h30min totali.

Mi svacco per terra, fottiti. Scrivi a Stefania va la, che almeno le dico che non sono stato divorato da cinghiali o non sono caduto nei dirupi. Il Rifugio Cavone dista 1km (anche lì fermata dei bus), andiamo la a sentire e farci una birra almeno. Altra camminata, eccomi, chiedo e mi confermano che quelli affissi cono probabilmente gli orari vecchi.

Vado alla fontana, mi cambio, lavo piedi e gambe (come vorrei una vasca d'acqua gelida per immergerle), verifico l'assenza di vesciche, l'usura delle scarpe, e poi torno al Rifugio Cavone, scelgo il tavolo e.. Karen! Una faccia amica, due chiacchiere da poter scambiare, e forse.. un passaggio verso valle.

Entro, ordino birra, solo 33cc (uehhhhhhhhhhh) esco e al tavolo con lei mi conferma la sua disponibilità a darmi uno strappo all'auto (ti devo un favore e due birre). Lei si è fatta il percorso della LizzanoExtreme oggi. Io..lo sapete. E di cosa parliamo? Dei prossimi progetti: Corda Molla, Tiefenmatten, .. insaziabili sognatori.

Ma senza sogni, che vita sarebbe?
Senza sogni che si avverano, senza progetti che si realizzano, che appagamento avremmo da essa?
W la vita, w i sogni, quelli realizzati e quelli ancora, per poco si spera, nel cassetto.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Passo del Cerreto a Passo Radici.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Passo Radici al Monte Giovo.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Monte Giovo all Abetone.
Qui e qui file kml e gpx del tratto dall'Abetone al Passo di Croce Arcana.
Qui e qui file kml e gpx del tratto dal Passo di Croce Arcana al parcheggio degli impianti del Corno alle Scale.