domenica 20 maggio 2018

Feeling, velocità, serenità: Cresta del Gaino (corso A1)


Una tensione palpabile aleggia nell'aria. Lezione saltata mercoledì, e quindi suspense fino alla fine e nessuna parola di conforto. Sguardi tesi, facce preoccupate, "cosa ci aspetterà oggi?!" "ce la faremo?" "arriverò a domani?". Ma non parlo solo degli allievi, anche degli istruttori!
Con la preoccupazione dei temporali pomeridiani e dell'affollamento consueto su questo facile, panoramico e didattico itinerario, e con già 15 minuti abbondanti di ritardo, prendiamo la solita A22 in direzione nord. Prima meta la classica colazione al Cafe Centrale di Toscolano Maderno, con il mitico croissant al pistacchio: mitico che stavolta perde la "ic" e diventa solo "mito". Non ce ne sono. La giornata parte in salita.
Già un gruppo ci precede (uno dei nostri arrivato al bar prima di noi li ha sentiti), un altro è arrivato al bar poco dopo di noi: trovare posto al parcheggio per tutti è già una gran conquista! Il gruppone del Corso A1 2018 del CAI di Carpi può ora dividersi nei vari gruppetti identificati dalle cordate: oggi, purtroppo per loro, in cordata con me ci sono Alice (la Zaffi, per distinguerla dall'altra Alice) e Simone (il Brevvo, da non confondersi col bravo. Parlo di quelli di Manzoni, suvvia!). Ma poteva andargli peggio. O no?
Una volta pronti, salutiamo tutti e ci lanciamo verso la parte bassa della cresta del Monte Castello di Gaino. Cospicua chiacchierata d'obbligo durante l'avvicinamento: un bel ripasso sui segnali vocali, su eventuali messaggi di corda, sulla progressione a tiri, su quella in conserva,.. "ok ragazzi, avete capito tutto o avete domande? che non mi parlate molto" "eh per forza, te c'hai più fiato!"
Giunti all'attacco la ressa è anche meno di quella che temevo, ma ce ne è e ce ne sarà, perciò meglio darsi una mossa e partire. Impartito qualche latro rudimento, visto colleghi avventurarsi ancora più a sinistra a cercare un po' di roccia libera, prelevato il materiale dai miei compagni, apparecchiato "nuzialmente" il mio imbraco, me ne vo verso il cielo.
Ah la Cresta del Gaino, credo sia l'ottava volta che la salgo, ma è sempre un piacere. Spero riuscire a salirla tutta fino in cima, ma dubito starci coi tempi che er director Nicola ha imposto. Giorgio ci spera più di me, lui che non l'ha mai salita tutta, che oggi riuscirà nella sua impresa, e che alla fine sosterrà che "La salita più dura della mia vita".
Allo scopo di lasciarci dietro più gente possibile, ho già in mente un bel tiro lungo. Non è una corsa, non è una competizione, ci mancherebbe: è una questione di sicurezza. Più gente sopra c'è, più sassi possono smuovere e far cadere. Più resti imbottigliato, più tempo passi in parete, più è probabile prenderlo il temporale. Andale andale arriba arriba!
Giunto ormai con la corda che tira troppo per i miei gusti (e anche perchè insomma, il primo tiro è quello forse più duro, non voglio abbandonare i miei troppo giù) due spit alla mia sinistra mi chiamano come le sirene di Ulisse: in questa odissea mi ancoro con le mie corde a una di queste sirene. Ma anche alla clessidra a fianco, che basta fare il finto acculturato lanciando a caso metafore dell'Odissea.
Non ci sentiamo, o ci sentiamo male, passo ai messaggi "via corda". E da subito si evidenzia un inaspettato e grande feeling nella cordata. Tutto fila liscio, nessuna attesa di "ma cosa faccio, salgo?", recupero tranquillamente i miei mentre pare di essere in via Ceccarini a Riccione: Alfredo arriva sotto di me, Giorgio sale lassù, altri voci si odono come al mercato rionale. Gente che passa sopra, sotto, attraverso corde, come nella miglior tradizione del Gaino.
Riparto, di nuovo l'ottica di un lunghissimo tiro. Frena puledro, non fare l'asino, evita le varianti difficili e sali sul facile che se no li vai ad impiccare sulle difficoltà e non si godono la salita. Ok, troviamo un compromesso: salgo qualche muretto ma non ci piazzo protezioni così sceglieranno loro cosa fare. D'altronde sul primo tiro sono saliti bene..
Tiro lungo, lungo praticamente come tutta la corda. In mezzo a un muretto, con gli occhi che hanno già adocchiato quella zona rocciosa lavorata do ve sostare..la corda finisce. Giù un paio di metri e "god bless clessidres", ma che belle che siete! La vista è sempre bella: un bel cielo azzurro sgombro, il verde delle montagne e il blu del cielo. Un sole cocente ma ogni tanto un po' di venticello..
Di nuovo non ci sentiamo, ma o son bravo a spiegare, o qualche istruttore in basso sta dando qualche dritta ai miei, o i miei sono svegli. Tolta la prima, le altre due sono molto probabili! Li recupero, con questi due tiri lunghi che ci hanno concesso un po' di margine su chi ci segue o su chi abbiamo superato. Velocità: in montagna a volte fa rima con sicurezza (e Omero si rivolta nella tomba con questo ossimoro poetico).
Lassù il muretto col dulferino "Bene ora facciamo così: ci saranno 30m da camminare, poi si arrampica di nuovo. Quando la corda finisce partite, io però vedrò di far sosta prima che voi ricominciate ad arrampicare". Calcoli perfetti, tratto di bosco in cui passo Giorgio, e arrampicata che ricomincia più seriamente. Cerco di capire quanto salire per non esagerare, esagero in qualche passo non proprio di III (mollate le briglie, ma non troppo) e guarda un po' che bell'alberello dove sostare all'ombra!
"Ma cosa volete di più, vi faccio pure le soste all'ombra!". Ora però, memore delle volte passate, siccome non voglio ritrovarmi stasera con quattro maroni al posto di due, passiamo a una conserva media per continuare la progressione. Un po' di bambola per uno ai miei, e posso ripartire.

Altri corsi, altre cordate, il marasma. Un'occhiata giù e mamma mia che ingolfamento laggiù. Passo la cordata di Fabio. Ma anche su c'è traffico! Sceso alla sella della metà ufficiale vedo Federico, e poco dopo pure Nicola: ma come? Ancora qua? Eh no, come il classico Gaino impone, qualcuno si perde in discesa, e stavolta in salita: hanno attaccato più in basso del dovuto.
Evito la placca dei cancheri dell'altra volta, ma non la placcosa balena bianca, supero queste due nostre cordate. La Zaffi e il Brevvo viaggiano, raramente mi fan sentire la corda tirare, insomma mi lasciano una serenità che mi fa andare avanti bene. E sfruttiamo allora tutto ciò, che l'integrale riusciamo a farla e magari non prendere temporali!
I tratti di arrampicata sono intervallati da parecchi tratti facili o da camminare. Fuori dal bosco mi giro a guardare giù ed ecco l'arancione di Stefania e pure tanta altra gente. Un bel pilastrino non banale, il materiale ormai finito, la necessità di fare una sosta per riaverlo dai miei compagni: ma sì, saliamo a sinistra che vediamo com'è, poi a loro li recupero col gigi! "Alice, non salire questo tratto, vi metto prima in sicura appena posso!".
Un albero fa al caso mio, ciò che ne resta almeno: zero rami alti, solo radici, tutto sole. Andiamo bene dai, come orario siamo messi bene, come sicurezza siamo messi bene, voi vedo salite senza problemi. E con questi presupposti, fino in cima non ci saranno più soste.
Sì è vero, ci saranno anche poche protezioni, ma il terreno si confà: alberi e spuntoni a cui girare attorno, pendenze poco marcate, pochi tratti da arrampicare davvero. Mamma mia d ali non sono mai salito, e non salirò nemmeno oggi che è troppo duro per una cordata da corso. Non riesco a comunicare coi miei, ma ogni tanto li vedo. Ogni volta che mi hanno raggiunto in sosta avevano il sorriso, e questa è un'ottima ricompensa per un istruttore.
Raggiungo Dario e la sua cordata, "vedo la croce!" ma in realtà è ancora lontana. Adesso sento che un po' la corda me li sega i gioielli e me li sta separando ognuno in due.. Cala la velocità e tira la corda con la mano. Traversone con leggera discesa, e poi si punta dritta alla vetta, dove Davide e Gianluca sono già arrivati.
Si cammina un po', qualche passo di arrampicata, e la piramide finale che indica che manca davvero poco: alè! "Andrea manca molto, che le scarpette ormai ci stanno uccidendo!" "10 in a dir tanto, resistete!", maledetti commessi e il vostro "le scarpette vanno strette". W le mie ciabathos (ciabatte mythos), e così oltre al V+ non salgo..
Mettendo giù poche protezioni (ma quelle che servivano c'erano) riesco a giungere alla classica sosta sulla croce in breve e con pochi tiri di corda complessivi. Ma con una fame e una sete degne delle migliori sgobbate in montagna. Compattatatici in cima, lo svacco è d'obbligo, il topless pure: che caldo! Il rito del Mars di vetta/via da condividere coi mie compagni di cordata acquisisce nuovi adepti.
Gianluca è già alla birra (la sua miglior carota) quando arriva Nicola, ma anche noi vediamo di scendere alla svelta che dall'altra parte del Lago di Garda non splende il sole. E tra poco pure sopra il lago non splenderà il sole. Spiegata la bambola e fatti su gli zaini, si scende, parlottando dei motivi che hanno spinto Alice e Simone a iscriversi al corso A1, della loro passione per la montagna, delle loro esperienze. E capisco e rinnovo il feeling creato fin dall'inizio.
Il terzo tempo, il nostro terzo tempo, ha una sola parola d'ordine. Un grido, un eco, una regola, un amore: birraaaaaa! All'agriturismo terminano le nostre fatiche, gambe sotto il tavolo, bottiglia di luppolo fermentato e piatto di pasta, condito da grasse risate in compagnia delle cordate già scese e di quelle che scenderanno.

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domenica 13 maggio 2018

AUT, Amorotto Ultra Trail: fangazza maledetta ma soddisfazione benedetta

Idee che avanzano pian piano.. Si insinuano.. E poi.. Sono passate solo quattro settimane dall'Ultra Trail degli Dei, ho corso poco dopo, anche perchè ancora acciaccato. Però questo Amorottto Ultra Trail  accetta iscrizioni anche all'ultimo momento, è vicino, da dei punti, cade in un weekend in cui in montagna si farebbe poco o nulla.. è una palla da cogliere al balzo. Cogliamola!

Però cavolo, i cancelli sono strettini. Facendo due conti di confronto con Ultra Trail degli Dei, in 11h ero arrivato al 72km, quindi nel tempo limite dovrei starci. Ma c'è più dislivello, i trail in Appennino sono "bastardi", e poi fisicamente non mi sento in formissima. Va beh, faccio la cazzata, mi iscrivo. Pettorale 660. Sveglia sabato notte alle 2e30, e via in direzioni Carpineti.

Arrivo in tempo per fare un pisolino, andare a ritirare il pettorale, e tornare in auto per un altro pisolino. Suona la sveglia, la posticipo. Dopo un po' guardo l'orologio: cazzo, non l'avevo posticipata, non avevo salvato! Madonna, preparati in fretta! Fa già caldino, e questo mi spaventa. Il caldo e i temporali previsti al pomeriggio, come passare dall'abbrustolirsi al congelare al sudare come un orco sotto l'impermeabile. Speriamo bene..

Partenza corricchiata, passaggio nel centro di Carpineti con la banda che suona e gli sbandieratori che salutano: beh, pelle d'oca.. Dopo poco mi spoglio, non ci si sta con due magliette. Spengo la cognizione del tempo che passa, per cercare di concentrarmi su poche cose, ma di certo non sulle distanze e tempi: vietato guardare l'orologio, vietato guardare la road map sul pettorale.

Campi veri con erba alta ai lati: senso di libertà assoluta, ma anche la certezza che si sta facendo beneficienza alle zecche.. Il primo fango a dare fastidio: questa caratteristica del nostro Appennino oggi sarà determinante. Cerco di stare buono, ma allo stesso tempo vorrei guadagnare un po' di margine sul primo cancello orario, e così anche sugli altri e poter camminare alla fine se non ne ho più..

Il passaggio sotto la SS63 mi lascia un po' perplesso: tanti davanti a me, facendolo apposta o no (chissà) tagliano dritto e non passano sotto il ponte come da segnalazione. Passaggio sul fango ripido, piccolo guado e risalita su fango ripido. Roba che stanca fisico e mente, e che fa spendere un sacco di tempo. Ma amen, tanto non sono qui per vincere..

La faccenda inizia a farsi faticosa, meglio che mi tengo. Al ristoro mi strafogo di crostata ma mi fermo poco. Bei passaggi in single track, ma sempre con questo infido fango che ti fa scivolare, e per tenerti in piedi e in pista tocca reagire impulsivamente con la muscolatura del corpo, un bello stress e fatica.

Poi, porco cane, schegge impazzite che mi arrivano alle spalle. Ma come fanno a esser così freschi? E sopratutto, senza lo zaino?! Ah ma saranno quelli della 20km, maledetti. Ma, e questo? Guado nel torrente con corda fissa, gambe sott'acqua fin sopra il ginocchio. Bella fresca, che bello, ma ora tocca farsi tutto il resto della gara coi piedi fradici. Ristoro, cancello, e altri due guadi, che cavolo.

Mi assilla il dubbio di esser finito sul percorso della 20. No eh. Lo sconforto, ma anche la sicurezza di non aver visto bivi.. E infatti eccolo il bivio che ci separa, ciao gazzelle, il cinghiale continua la sua marcia. Come al solito, indirizzo sulla via corretta un ragazzo che stava per sbagliare: lo conforto, gli faccio coraggio, lo supero. Tra 20km sarà viceversa, e arriverà prima di me.

Tutti belli scremati ora, sono da solo con la mia fatica, le mie scarpe dai bei colori sgargianti ricoperti da un grigio marrone fangoso, le mie bacchette che spingono. Salita al Valestra panoramica, discesone e finalmente il ristoro. Un'occhiata all'orario, beh dai andiamo bene! Peccato che credo di essere al ristoro più avanti. Andiamo male, sono a metà! Pedala!

Pedala ma non troppo, ce ne è ancora tanta, e dall'altra volta ho imparato che finchè non si taglia il traguardo non è finita. E qui c'è da stare concentrati, perchè di assistenti lungo il percorso ce ne sono pochi, e in certi punti le indicazioni non sono vistosissime. Mado, ripasso appena sotto a dov'ero prima, e questo ti da un senso di girare in tondo poco piacevole..

Eccoci al ristoro di San Vitale, e mentre finisco di rifocillarmi un bel tuono fa capire che il temporale è in agguato.. Andare! Bello questo trail, le salite più dure alla fine. Arrivare al castello delle Carpinete non è una passeggiata, ma le mie gambe macinano km in salita meglio di quelli in discesa. Le ginocchia in discesa fanno già maluccio, c'è da stringere i denti.

Al castello tra l'altro, un altro bivio: quelli della 48 vanno giù a destra, verso un traguardo che dista una manciata di km. Quelli della 68, io, vanno a sinistra, ne hanno ancora più di 20. Vado a sinistra, pensando "Ma perchè?". In realtà me lo sono scelto, e non sono affatto così sconfortato. Certo vorrei stringere tra le mani una birra fresca e sdraiarmi su un prato, ma testa e fisico hanno ancora energie per continuare, e spero per finire anche questo trail.

Ora sembra di girare ancora più in tondo. Un'occhiata al road book l'ho data per capire cosa e quando mi aspetta, ma sono troppo ottimista nelle mie previsioni: "Dai, allora questo è il salitone verso crocetta!", ma poi inizio a scendere. "Allora è questo", e di nuovo scendo. O la mia mente è tanto furba da automentirsi per farsi forza, o io sono proprio uno che non ha cognizione di distanze e tempo. Cosa che va benissimo in questi casi!

"Crocetta, dove sei?" comincio a parlare da solo, a farmi pure forza con mezzi ruggiti. Ziobo arriverà bene l'ultimo ristoro! Eccolo finalmente. Mi riposo un po', margine ne ho, anche se le ultime tappe son state lunghe (meno male avevo margine sulle prime). Mangio poco che non mi sento benissimo, e riparto cercando di correre un po. Anche se fan male le gambe in discesa, devo correre, perchè sono i tratti in cui posso guadagnare qualcosa..

Un'occhiata alla mia sinistra mi mostra che il temporale è scoppiato laggiù, e a sentire questo impetuoso vento, sta venendo in qua. Correre! Non so da dove, tiro fuori energie insperate (bella la riserva!), supero un paio di persone e scheggio verso quel dannato monte che da lontano speravo solo "Dai, mica ci sarà da arrivarci in cima", e invece proprio li!

Proprio lì e coi primi goccioloni e vento forte che tira. Piove, tanto e bene, il bosco un po' mi ripara, il sudore non mi fa percepire quanta ne sto prendendo. Quel fango che al sole si era un po' asciugato, torna bagnato e insidioso. Oggi nessuna caduta, ma quanti rischi. E quanta fatica a reggersi in piedi e dover camminare attentamente le discese ripide su fango..

Dai, questo è il discesone finale! E no, ora risalgo. E quanto risalgo.. Allora è questo! E nemmeno questo.. Ma porca miseria.. Però non mi sento sconfortato, ancora ne ho. Ora questo sì è il discesone finale, col sole che è tornato fuori e abbrustolisce. Non il fango però, sempre presente.

Questi cartelli mi sembra di averli già visti. Starò mica girando in tondo? Mi sarò mica perso? Ma no dai.. Sento la banda che suona, ci siamo! Ma non ancora, c'è da girare un po' in tondo. Ma la risento, più vicina. L'asfalto che indica che sto entrando in paese. Bambini per strada a fare il tifo e cercare la mia mano per battere un cinque. Questo sì che rinvigorisce!

Sento le premiazioni. Nella mia mente mi immagino che se avessi il tempismo giusto "E al primo posto dell'AUT di quest'anno.." "ecco che taglia il traguardo il pettorale 660!" Non va proprio così, ma almeno mi becco gli applausi di quanti erano li per le premiazioni di quelli forti, e vedendo arrivare un broccoo si girano a fargli il tifo.

Birra, subito. Mi siedo per terra. è fatta. Sììììììììììì!

Nella zona docce hanno messo una gomma fuori per il lavaggio scarpe infangate: ci butto dentro tutte le gambe! Tolgo le scarpe, i calzini, e i compeed messi sulla pianta del piede, sono finiti sopra le nocche delle falangi.. Doccia calda (magari! è appena tiepida..sigh) e via a prendere altre due birre e un piatto di pasta.

Foto, ovviamente, non ce ne è..

sabato 12 maggio 2018

L'otto o lotto a Tessari: Epanagoghe e Cappuccio del Fungo

Una giornata senza pretese, tranquilla, che deve conciliare il poco tempo a disposizione, il bisogno di preservare il fisico per domani, la possibilità di temporali: la palestra di Tessari fa al caso nostro! Magari andiamo a esplorare qualche zona meno conosciuta, che se no non ci andremo mai a mettere il naso.
Dopo una colazione in cui mi sfugge la situazione di mano (mi sfuggono le portate di mano), arriviamo al parcheggio in un insolito clima semidesertico per l'andazzo che ha preso questa zona. Ma forse perchè le previsioni meteo che ho visto non sono molto corrette. Nuvoloso, quasi fresco. Va beh, meglio dai, il sole cocente avrà il tempo di arrivare, e in seguito il temporale.
Diretti verso la zona delle vie greche alla Roda del Canal: spinti da non si sa quale ottimismo ci lanciamo su Epanagoghe, che su L1 ha del VI con l'indicazione "necessaria buona tecnica dell'uso dei piedi": e chi ce l'ha?! Parto io, mentre alla base dei temibili trilobiti turbano la tranquillità di Stefania. Si parte su placca bagnata che per cercare l'asciutto c'è da fare i numeri da circo, e poi quella placconata iperspittata.
Meno male iperspittata! Si lotta con la placca! Perchè io i piedi non so proprio dove metterli, di farmi il minimo graffio oggi (sapendo cosa mi aspetta domani) non ci penso nemmeno, e quindi parte l'azzerata selvaggia e buonanotte. Poi le cose van meglio, si salta la S1 ufficiale che oggi non abbiamo tempo per fare 8 soste.
Arriva la Ste, se ne riparte velocemente: la roccia è tendenzialmente buona e la via è ben protetta. Il sole inizia a dare un po' da fare, ma non lamentiamoci del brodo grasso! Sale sopra di me, traversa e non la vedo più, salta la vera S3, e rieccola apparire sulla placconata che passa vicino allo strapiombino.
Mi tocca il tiraccio della giornata, della facile arrampicata su roccia rotta, al termine del quale mi tocca mettere un friend orizzontale per mantenere un minimo di direzionalità mentre cammino nel boschetto per arrivare a far sosta alla base della parete successiva, quella della falesia.
Studiando dove non andare, cioè tutto a sinistra verso quel V+, la mia compagna di cordata sale agile e scattante sopra di me, prosegue sul facile (quello che una volta che raggiungerò io mi parrà un mare di roccia con onde di calcare tagliente, commovente) e poi si ferma alla base dell'ultimo salto  perchè "la corda tirava troppo, mi son pure fatta venire un crampo a recuperare i tuoi 100kg!".
Ultimo saltino, pochi metri, e sopra c'è lo spiazzo dove ci svacchiamo accaldati. E mentre io faccio su come al solito entrambe le corde, c'è chi si sollazza al sole.. Ma non c'è tempo da perdere! Abbiamo poco tempo e la voglia di fare un'altra via. Giù, e.."Ste, facciamo il Cappuccio del Fungo?" "E va bene, me la meni da un mese!".
Alla base della parete si trova la caratteristica radice-pianta. Vogliamo chiudere la via presto, magari in 3 tiri, così almeno tocca a me lo scudo finale, quello per cui la meno dall'altra volta. Parto lanciato, queste viette sono sempre divertenti, facilmente proteggibili e magari con qualche sorpresa venatoria: ghiri e vipere. Ma non oggi..
Sopra di me scorgo una cordata, ma io continuo, sfruttiamoli questi 60m di corda! A un tratto non viene più, cavoli ho saltato una delle soste ufficiali 8m fa.. Toh, un alberello, una clessidra e un posticino per un nut: ecco fatto! Recupero Stefania che mi dice che era già partita in conserva..azz.


Beh ora vai tu! Anche perchè verso nord la situazione meteo sembra molto bagnata, e pare avvicinarsi. Sale lei, intersecandosi con una cordata da tre che si è legata con due intere e i componenti in serie invece che a V rovesciata, occupando quindi il doppio dello spazio.. vabbeh. Ormai non la vedo più, e invece qualche goccia la vedo sulla roccia. 
Finisce la corda, smonto tutto, ma forse è arrivata in sosta. Cavolo, addio scudo, mi ha fregato! Piove, salire svelto! Divertente l'aderenza sulla placca dello scudo umido, alè! Fuori entrambi, la pioggia pare calmata un po', ma corriamo sotto un mini albero per far su le canne e filare giù!
Due viette plaisir per una giornata spensierata. Saliti a sinistra, scesi verso destra, risaliti a destra e scesi a sinistra: un 8! Sarà più duro trovare un po' di cibo, mannaggia alle comitive del santuario che fanno finire i panini al bar, e alla sagra dell'asparago che finisce il riso!

Qui altre foto.
Qui e qui report.

domenica 6 maggio 2018

Il Santo col manganello: Cengia Grassa (Rossa) e Caldo Inferno (Inverno)

L'incertezza meteo non consente ascensioni alpinistiche, e nemmeno vioni di roccia a valle. Ma tra un cosa e l'altra, maggio è praticamente già finito, e quindi la voglia di arrampicare è scalpitante. Dovevamo essere in 4, finiamo in 2: la meta resta la stessa, quella Arco che fino a qualche anno fa denigravo, e che ora invece frequento assiduamente, tanto che ormai la signora della pasticceria La Bologna ci riconosce alla colazione pre arrampicata.
E così eccoci qui, in una bella giornata che parte bene sulla Parete di San Paolo e poi finisce a bastonate. Beh bastonate, direi che il santo mi riempie di manganellate vista l'intensità, le ferocia, la frequenza delle botte. Una testa che ci molla ma che non ci vuole mollare e cerca il modo di sopravvivere fisicamente e spiritualmente. Mo' vediamo prossima uscita come va..
Parcheggio a La Lanterna, dove poi sarà doverosa una consumazione per rendere l'obolo del posto auto, e via di corsa verso.. verso.. Vie sportive o alpinistiche? Decidiamo messo piede sulla strada asfaltata con uno dei migliori metodi quando si è indecisi su cosa scegliere: il pari o dispari. Si va verso le sportive, sperando di riuscire a fare entrambe: maledetta ingordigia.
Si ruma nell'avvicinamento della Parete di San Paolo, ed eccoci arrivare giusto giusto alla Cengia Rossa: beh sulla carta è più dura di quel Caldo Inverno che mi cacciò mesi fa, quindi partiamo con questa. Solo noi al momento, ma ben presto formichine arrivano dietro di noi e quasi tutte se ne vanno su Sabina, che diventa cosi affollata da 10-12 persone: follia.
Parte Giorgio, che squadra che vince non si cambia, quando sono con lui, parte sempre lui. E direi sia evidente che oggi siamo la limite: sale con calma, si muove delicato, e quel traversino lassù vedo che lo lascia pensare bene prima di arrivare in sosta. Intanto che caldo che fa.. Però son contento, ci arrivo pulito in sosta.
Ok, vado io. Meno male nessuno sopra di noi e una cordata sotto di noi ma che resterà distante. Peccato il caldo che mi obbliga all'uso della magnesite: che mi vorrei spalmare anche in fronte, se servisse ad assorbire il sudore..
Riparte Giorgino per l'altro tiro duro della via. E anche qui non c'è male, ma con un po' di pazienza entrambi passiamo bene. Tiro lungo come da relazione per superare anche qui metri di trasferimento. Insomma dai, va ancora bene. bastoni nel senso che magari si sperava di esser messi anche meglio, ma va bene,
Riparto con l'ottica di unire i prossimi due tiri in modo da risparmiare tempo. Accidenti allo strampiombetto! Provo a passare a destra che sembra più facile, ma poi finisce su una pancia senza mani. Calma e gesso, torna giù e prendilo di petto: mani ce ne saranno vero.. Beh, non manone ma..uff, issato. Passaggi particolari per arrivare in sosta, ma anche questa è fatta.
Cordata alternata, e va il mio amico a districarsi in queste strani conformazioni rocciose che sembrano un caotico assemblaggio di mattoni giganti. Infatti ognuno dei due la leggerà in modo diverso, ma l'importante è il risultato.
Ultimo tiro, placca ne abbiamo?! Che cavolo se ne abbiamo! Peccato solo questo piede che mi si incastra in una fessura, con l'altro su un appoggino unto che se scivolo mi spacco quello incastrato. E vabbeh, A0 e buonanotte, preferisco portare a casa le articolazioni e ossa.
Foto di via ed eccoci, bastonati ma felici su questa caratteristica cengia davvero..rossa. Giù di corsa che magari resta tempo di farne un'altra. Scendendo troviamo parecchia gente, tra cui FurlaniGogna. Finiamo troppo avanti e tocca tornare indietro per trovare l'attacco di Caldo Inverno, che abbiamo lasciato per seconda in modo da salire la più dura da freschi e lasciare la più facile per eventuale seconda.
Più facile un corno! Dalle relazioni sulle guide dovrebbe essere così, ma dalla nostra esperienza decisamente no, e da altre relazioni trovate in rete..nemmeno. E poi è davvero unta. Luccica la maledetta. Madonna che bastonate, che legante, che manganellate! Ma veniamo con ordine.
Il primo tiro mi aveva lasciato perplesso già l'altra volta, perciò lascio partire Giorgio: così facendo mi toccano i due tiri chiave della via, ma tanto sono dei 5c, che ho fatto anche prima, quindi sono quasi sereno. Ma già sulla prima lunghezza siamo lenti, delicati, e io azzero tanto. C'ho paura evidentemente, non la sto prendendo bene, e tutto questo unto non mi piace per nulla. Un conto sono le difficoltà, un conto sono avere tutti i piedi saponati che scivolano anche sul pari.

Tocca a me partire per il diedro. Sembra più facile attaccare sulla destra e poi traversare a sinistra, rinvio nei cordoni marciotti, lo spit ancora su. Ma traversare è durissima, un piede sinistro su quasi nulla, il destro su un bel terrazzino ma scivoloso: se smetto di caricarlo totalmente, sento già il piede andare via. Appoggio il sinistro su qualcosa che sembra buono, ma scivola via. Le mani sono pessime. Provo a sbilanciarmii a sinistra, mollando il piede destro..

Ecco, sono in trappola. Non riesco a salire, mi ghiso le braccia per stare in posizione, non riesco a riportare il piede destro dov'ero prima. Non riesco ne a salire, ne a scendere. Inizia a fare buio.. La testa tramonta e la notte avanza dentro di me. Sempre più ghisato, le mani che scivolano, le braccia che non tengono, i piedi sull'unto. Qualche frase col mio amico per trovare una soluzione, ma avvisandolo che sto cedendo. "Gio, sto per volare, non ce la faccio più"

Volare. In realtà sono un metro e mezzo sopra di lui, rinviato su un cordone marciotto, ma tutto a sinistra. Volando ho paura di schiantarmi, o al suolo o addosso a lui. Ma non ce la faccio più. Mi lascio andare. Ziocanta la Baldo Groaz. Ma dura meno e senza conseguenze..fisiche. 
Calmo, pacato, è passata. Bon adesso direi fine. Ma il mio amico mi dice "Se vuoi provo io", ma non è una domanda, è un affermazione. Quasi quasi spero non ce la faccia, così ce ne andiamo da questa via saponata e buonanotte. E invece sale, bene, attaccando la partenza del tiro al centro, e non a sinistra. Ah ma allora era così, è "facile".
Facilissimo. Va beh, ho spento il cervello, ho preso paura, la via è partita male e sta proseguendo peggio. Azzero l'azzerabile, ma anche così fatico e non poco a partire. Una via in A0 con resting su rinvio all'imbraco. Ah ma son proprio in forma!

Dando un occhiata alla relazione dico al mio amico che riparto io, me la sento. E provo pure a concatenare due tiri, così facciamo prima che siamo già lenti e vogliamo tornare presto. Riprendo a fischiettare, parto sul facile e tranquillo. Lascio la vera terza sosta e proseguo. Una bella placca ma con delle debolezze da sfruttare. Debolezze, all'inizio, poi resta solo placca.

Porco cane, ma che è sta roba? Sulle placche ultimamente mi sento meglio, ma dei piedini devono esserci. Questa è verticale e liscia. Zio bomba, ma cosa sono queste sorprese?! Anche azzerando non si sale.. Va beh, cordino e staffa, A1 e vaffanculo. Primo spit così, rinvio sul secondo, mi ci appendo, ma non è finita. Amen, altra staffa.

Rinvio sull'altro spit, cerco di alzarmi e infilare il piede nella staffa sullo spit che ho all ombelico ma il cordino gira, non riesco, cazzo, son ghisato sulle braccia che non tengono il rinvio in A0. Rieccheggia per la valle un grido "Giorgiooooooo Bloccaaaaaaaa". Mamma mai che caga, con le ultime forze riesco a trovare la posizione, a staffare, a dire al mio amico di "liberarmi". Salire con le ultime forze nelle braccia. 
Arrivo in sosta, recupero Giorgio, che vedo anche lui in forte difficoltà su quella placca. Forse sfruttare la fessurina a sinistra. Qualche piede c'era, anche a destra, ma non per il mio 45 di piede.. Va bene, "Gio riparto io? Così concateno i due prossimi e lascio a te l'ultimo che è duro". Ghisato son ghisato, demoralizzato, non in forma ne fisicamente ne moralmente, ma..non mollo.
Porco cane se non mollo! Vado, e dopo poco trovo subito il passaggino delicato in diedro con strapiombo sopra e..piedi unti. Madonna se è unta 'sta via. Ma vado, e nel mentre parlotto pure col mio amico. Supero di petto il risalto successivo senza cercare il facile sulla sinistra, continuo a salire e sostare sotto lo strapiombo ad arco dell'ultimo tiro.
Forza Gio, portami fuori che ho sete, fame, e mi son rotto i maroni! Manganelli! Ma il passa per superare lo strapiombo sembra davvero ostico, tantochè vedo anche il mio amico azzerrare.. Mo vacca miseria, siamo spacciati. E anche dopo non sale proprio allegro.. Dai vai fuori che la finiamo.
Tocca a me,provo a cercare manette che non ci sono, e allora puppa, azzero pure io. Solo che anche dopo è dura.. Pochi piedi, zero mani.. Merda che tiro maledetto anche questo.. A saperlo fare sarebbe bello, con la seconda parte in traverso esposto sul niente, gocciole sui piedi che fan male, l'unica mano buona alla fine, e anche gli ultimi metri da guadagnare.
Siamo fuori, madonna santa! Andiamocene che voglio bermi una birra, dissentante e confortante come quelli che abbandonano nell'alcool le delusioni amorose. Che legnate.. Davanti alla birra ci conforterà sapere che molte relazioni su web danno Caldo Inverno ben più dura di Cengia Rossa. In ogni caso, ceh ridimensionata..

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Qui e qui report di Cengia Rossa.
Qui report di Caldo Inverno.
Qui e qui relazioni di Cengia Rossa.
Qui e qui relazioni di Caldo Inverno (vedi sassbaloss come gradi..).
Qui e qui guide.